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Rieti, sanità. In dieci mesi mille pazienti all'ospedale Santa Maria di Terni

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Lu.Spa.
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A certificare il dato dell’emigrazione ospedaliera i dati che arrivano da Terni. Dal primo gennaio ad oggi sono stati 1.700 i pazienti di Rieti e Viterbo che hanno scelto di curarsi all’ospedale Santa Maria con varie patologie alcune anche molto complesse. Di questi, quasi mille, provengono dalla Sabina. Dati incontrovertibili che, come denunciato dalle associazioni reatine, dimostrano come qualcosa non funzioni nell’offerta dei servizi sanitari.

 

 

A riproporre il problema era stato nei giorni scorsi il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Terni, Pasquale Chiarelli che nel corso di una audizione in seconda commissione consiliare di Palazzo Spada aveva evidenziato “come non fosse possibile mandare pazienti da Rieti a Terni per una appendicite”.

 

Dichiarazioni riportate dalla stampa locale umbra sulle quali era intervenuta l’associazione Nome Officina politica che “invitava la politica locale e regionale a fare chiarezza sullo stato di salute e sulla gestione della sanità reatina”. Invito che non ha trovato sponda sul fronte reatino ma che invece ha portato il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Terni a fare alcune precisazioni. “L’ospedale Santa Maria - precisa al Corriere di Rieti, Paquale Chiarelli (foto) - non chiude mai le porte a nessun paziente ma così il sistema non regge più. Tutto questo fa si che noi riceviamo da altre regioni pazienti con diverse patologie anche perché, per fortuna il nostro sitema sanitario nazionale è l’unico universalistico rimasto al mondo. Quando però dico che riceviamo pazienti non vuol dire che sono le altre Asl a che ci inviano i loro pazienti ma le persone vengono per libera scelta e noi non possiamo fare altro che accoglierli e curarli per i motivi detti. Resta il fatto che questo crea comunque un sovraccarico di lavoro per le nostre strutture in un periodo che vale la pena ricordare sta vivendo ancora una emergenza sanitaria”. A favorire l’emigrazione forse anche la scelta della Asl che ha ripristinato sale operatorie per piccoli interventi in strutture della provincia più vicine a Roma e ridotto l’attività sempre per piccoli interventi a Rieti.