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Rieti, cinghiali nei campi. La Coldiretti: "Va data la possibilità agli agricoltori di difendere i raccolti"

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Monica Puliti
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Le Regioni suonano l'allarme contro quella che è diventata una vera emergenza nazionale, "la crescita incontrollata della popolazione della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali", per combattere la quale propongono un'assicurazione per coprire i danni provocati dagli incidenti e l'istituzione di un ranger o guardiacaccia, una figura cioè che supporti la polizia contro il fenomeno. Proposte che sono state messe nero su bianco in un documento consegnato alla commissione Agricoltura della Camera. Se è infatti diventato praticamente normale imbattersi in questi animali mentre attraversano le strade, in montagna come nelle città, o mentre frugano tra i rifiuti fuori dei cassonetti, altrettanto normali non possono dirsi le conseguenze provocate dalle loro scorribande: gli incidenti stradali, spesso con esiti fatali. Per non parlare dei danni enormi alle colture con risarcimenti, per gli agricoltori, che quando va bene arrivano dopo 2 o 3 anni.

 

Tutti problemi per la cui soluzione, sostengono le Regioni, potrebbero servire un'assicurazione e un ranger o guardiacaccia, proposta che però fa storcere il naso al presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo, secondo cui le risposte al "conflitto sociale dentro le città e sui fondi agricoli generato dai cinghiali". Partendo dall'assunto che "l'agricoltore è un presidio territoriale che sa bene dove si trovano, a che ora e quanti sono", per Risolo è necessario che lo stesso agricoltore sia messo nelle condizioni di poterli contenere, "perché il fondo agricolo è casa sua" sottolinea. "La norma esiste già, ma non c'è omogeneità nell'applicazione tra i territori. Il problema vero - aggiunge - è che la gestione faunistica, ormai da troppi anni, è inefficace e controproducente, producendo cioè effetti contrari rispetto alle soluzioni. Nonostante la moltiplicazioni di norme, spesso inapplicate, i cinghiali sono aumentati anziché diminuire, mentre gli agricoltori non vengono messi nelle condizioni di poter difendere i loro campi".

 

Secondo il presidente di Coldiretti Rieti infatti, è necessario uscire da un regime di sussistenza (i ristori conseguenti ai danni) "perché chi lavora la terra vuole poter vendere i propri prodotti e per fare questo deve essere in grado di tutelare i raccolti attraverso l'abbattimento dei cinghiali che minacciano e, peggio ancora, danneggiano il frutto del loro lavoro". Anche la caccia è indispensabile allo scopo - e con essa i 2.500 cacciatori di cinghiali del Reatino - ma, sostiene Risolo, anche questa dev'essere fatta bene, seguendo criteri scientifici che dovrebbero trovare applicazione nell'intera gestione faunistica. "Abbiamo alle spalle vent'anni di cattive pratiche che hanno portato alla situazione che è sotto gli occhi di tutti; va fatto di più e meglio anche semplificando la mole di norme che regolano questo ambito", conclude.