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Rieti, inchiesta rifiuti. Riccardo Bianchi libero: annullati gli arresti

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Riccardo Bianchi, l'ex presidente della AeA, la società per azioni che si occupa della gestione del depuratore Cosilam e il funzionario Roberto Orasi che si sono visti revocare dal tribunale per il Riesame di Roma la misura cautelare ai domiciliari emessa dal Gip del tribunale di Cassino su richiesta della Procura della Repubblica. La misura cautelare è stata sostituita da una misura interdittiva.

 

 

Bianchi e Orasi, difesi dagli avvocati Sandro Salera, Paolo Marandola e Domenico Marzi, erano stati arrestati tre settimane fa nell'ambito dell’indagine “Acqua nera” che ha visto impegnati i militari del Nipaaf dei carabinieri forestali del gruppo di Frosinone. L'inchiesta, che si trova alle battute iniziali, è scattata a seguito di numerosi esposti presentati dai comitati civici e dai residenti nella zona industriale di Cassino.

 

Roma: minacce, bombe molotov e pizzini. Così il clan di Morlupo controllava il mercato della droga: 12 misure cautelari | Foto – Corriere di Viterbo

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Roma: minacce, bombe molotov e pizzini. Così il clan di Morlupo controllava il mercato della droga: 12 misure cautelari | Foto

Paolo Giomi
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Castelnuovo di Porto, i carabinieri delle compagnie di Monterotondo e Bracciano, unitamente ai militari del Nucleo Elicotteri di Pratica di Mare e del Nucleo Cinofili di Santa Maria di Galeria e della compagnia di Ronciglione, nel Viterbese, hanno smantellato un’organizzazione criminale che gestiva lo spaccio di droga nel quadrante tiberino, al confine con la provincia di Rieti. Dodici le persone colpite da misure cautelari: 4 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 4 all'obbligo di dimora e 2 all'obbligo di presentazione in caserma. Tutti italiani, tutti residenti tra Castelnuovo di Porto e Morlupo. I provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Tivoli, su richiesta della locale procura della Repubblica, sono stati eseguiti ieri mattina. Ai 12 indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, incendio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco.

 


 

L'attività d’indagine, denominata “Gerione”, ha avuto inizio a maggio 2019, in seguito a un arresto in flagranza di reato per detenzione di 6 kg di hashish e delle munizioni, operato da personale del Comando Stazione Carabinieri di Castelnuovo di Porto nel comune di Morlupo. Da quell’operazione è emerso infatti che quanto rinvenuto era riconducibile a un'altra persona del posto, già nota alle forze dell'ordine, che avrebbe costretto con minacce e violenza l'arrestato a detenere per suo conto la droga. Le indagini hanno permesso di acquisire importanti elementi di responsabilità a carico dei componenti di una famiglia di Morlupo, nota alle cronache locali poiché collegata, in passato, alla Banda della Magliana. E’ stato accertato addirittura che uno degli arrestati, considerato un rapinatore seriale, attualmente detenuto, forniva dal carcere disposizioni operative al fratello e tramite “pizzini” e conversazioni intrattenute con cellulari illegalmente in suo possesso continuava a gestire l'attività di traffico di stupefacenti tra Roma, Castelnuovo e Morlupo. Durante queste conversazioni, il detenuto è arrivato a organizzare una spedizione di droga e sim card diretta alla casa circondariale, mentre in alcune occasioni si è limitato a piazzare delle scommesse sugli eventi calcistici del momento.

 

 


 

Nel corso dell'inchiesta gli investigatori sono riusciti a individuare il canale di approvvigionamento del mercato locale di stupefacenti, rifornito con spedizioni periodiche di ingenti quantitativi provenienti dal quartiere Casal Bruciato di Roma. Il gruppo era talmente ben organizzato che uno dei corrieri utilizzati, dipendente di una tipografia, per non destare sospetti effettuava il trasporto dello stupefacente mediante l'utilizzo di un mezzo della propria ditta. Dall'attività investigativa è emersa anche una rete di contatti e connivenze tra più persone del posto che, in maniera non sempre consenziente, forniva appoggio all'attività di spaccio condotta dalla compagine criminale. Secondo gli investigatori, gli arrestati, che avevano un tenore di vita particolarmente alto grazie ai proventi dello spaccio, non si facevano scrupolo a risolvere dissidi privati e controversie nate in seno al traffico di stupefacenti mediante atti di violenza efferata. In un caso avrebbero danneggiato una concessionaria auto con una molotov. Sequestrati, nel corso dell’operazione, beni mobili, immobili, denaro contante e partite di sostanza stupefacente.

 


 

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Nel provvedimento restrittivo anche altri tre dipendenti della A&A. Anche nei loro confronti sono state revocate le misure visto che sono venute meno le esigenze cautelari come nel caso di Amedeo Rota anch'esso ai domiciliari. Resta la gravità dell’impianto accusatorio. “Il Tribunale per il Riesame non ha fatto altro che accogliere le richieste che noi come difesa avevano avanzato al gip del tribunale di Cassino in sede di interrogatorio e che ci erano state negate che restituiscono ai nostri clienti la libertà” hanno sottolineato i legali.