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Rieti, processo Te.Sa: quattro condanne e una assoluzione

M.P.
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Sono arrivate le condanne per quattro dei cinque imputati al processo sulla coop Te.Sa., con pene ridotte rispetto a quelle chieste – 24 anni complessivi - dal pm Rocco Gustavo Maruotti: 4 anni e mezzo per il presidente Francesco Pennese, 5 anni e mezzo per Enzo Santilli, gestore del consorzio, un anno e 10 mesi per Maria Adelaide Santilli, rappresentante legale, e 2 anni per Maurizio Amedei, ex priore della confraternita Sant’Antonio al Monte: per tutti il reato è quello di associazione a delinquere, prescritti invece la truffa ai danni dello Stato, l’estorsione, la subornazione e la malversazione; assolto il titolare della società, Sergio Santilli.

 

L’avvocato Alberto Patarini, difensore di Pennese (Riziero Angeletti, Stefano Marrocco e Angela Boncompagni gli altri legali), ha già annunciato che ricorrerà in appello. La vicenda è quella della Te.Sa., consorzio di cooperative reatine, impegnata nell’assistenza di immigrati e richiedenti asilo, i cui risvolti giudiziari presero le mosse dalle denunce presentate da alcuni degli stessi immigrati. Le indagini condotte dalla Finanza avrebbero accertato che parte dei fondi statali percepiti dalla Te.Sa., 650 mila euro circa del milione e 700 mila stanziato per la “gestione” dei cittadini stranieri, vennero utilizzati per altri scopi, in particolare per attività di catering, ristorazione e alloggio messe in piedi dallo stesso consorzio presso il convento francescano di Sant’Antonio al Monte.

 

Cosicché attraverso quel denaro, hanno appurato gli inquirenti, venivano acquistati cibi di pregio – come scampi, porcini e prosecco – che non erano però destinati agli immigrati nell’ambito del progetto “Emergenza Africa”, immigrati cui sarebbe stato riservato un diverso trattamento sia per quel che riguardava i locali in cui vivevano, giudicati inadeguati, che per i pasti ricevuti, scadenti rispetto al budget di 42,50 euro al giorno stanziato per ciascuno di essi. Dodici gli immigrati costituitisi parte civile e rappresentanti dalle avvocatesse Monica e Annalisa Mariantoni che hanno chiesto il risarcimento - da liquidarsi in separata sede - con una provvisionale di 50 mila euro per ciascuno di essi per i danni morali e patrimoniali subiti: il giudice ha concesso una provvisionale di 10 mila euro.