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Rieti, bambino ucciso a Città della Pieve. La madre era stata sposata con un reatino

Pa.Corr.
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Era stata sposata con un reatino e qui aveva vissuto per diversi anni. Con l'uomo aveva avuto un figlio che oggi ha 18 anni e che, dopo la morte del padre reatino, era tornato in Ungheria. Erzsebet è la donna 43enne arrestata nella tarda serata di venerdì dal pm, Manuela Comodi, con l'accusa di aver ucciso a coltellate il piccolo Alex, di appena 2 anni. I fatti risalgono al primo pomeriggio di venerdì quando la madre è entrata in un supermercato di Città della Pieve comune del perugino, portando tra le braccia il corpo esanime e coperto di sangue del bambino, che ha adagiato su uno dei rulli delle casse chiedendo aiuto.

 

Città della Pieve, bambino ucciso: fermata la mamma. Il casolare, il coltello e le tracce di sangue: tutti i retroscena – Corriere dell'Umbria

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Città della Pieve, bambino ucciso: fermata la mamma. Il casolare, il coltello e le tracce di sangue: tutti i retroscena

La donna, ungherese, ha 43 anni: residente a Rieti, era domiciliata a Chiusi

Francesca Marruco
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Quando la mamma lo ha adagiato sul nastro trasportatore della spesa hanno provato in tanti a rianimarlo, ma per il piccolo Alex, due anni appena, non c’era già più nulla da fare. Troppo gravi le ferite che aveva a collo, petto e addome. Coltellate troppo profonde per lasciargli scampo. Pure un militare lì per caso ha tentato il massaggio cardiaco. Così come i sanitari del 118 di Città della Pieve chiamati dai dipendenti del Lidl di Po’ Bandino che ieri pomeriggio verso le 15 hanno visto questa donna entrare nel supermercato con in braccio il corpicino coperto di sangue di un bimbo chiedendo aiuto. Una scena orribile e straziante. Ma chi abbia ucciso il piccolo Alex - probabilmente morto già da un po’ quando la mamma è entrata al supermercato - è ancora da chiarire, la donna infatti, che aveva una lieve ferita da taglio al braccio ed era in stato confusionario, ha fornito versioni contrastanti agli inquirenti che sono intervenuti in forze sul posto, coordinati dal pm, Manuela Comodi. Ai carabinieri di Città della Pieve la donna, una 43enne ungherese - che risulta residente a Rieti e domiciliata Chiusi - ha detto di essere stata aggredita da una non meglio precisata terza persona e che il figlio nella colluttazione sarebbe rimasto ferito. Ma è una versione che fa acqua. Così come quella in cui parla del bambino adagiato nei pressi del casolare abbandonato di fronte al supermercato perché si era addormentato. Quell’edificio ieri è stato centrale nella ricostruzione dell’accaduto anche perché la donna è stata vista attraversare la strada proprio in quel punto. E’ per questo che nel casolare, per tutto il pomeriggio e la serata di ieri, sono rimasti i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche per repertare tutto quello che poteva essere loro utile. E in serata lì hanno trovato un coltello, che potrebbe essere l’arma del delitto. Nel pomeriggio nel giardino dell’edificio avevano già repertato tracce di sangue. E’ possibile che siano del bambino ma andranno analizzate. Come verranno sottoposte a esame quelle isolate sul passeggino, che è stato trovato a pochi metri di distanza e raccolto dai carabinieri. Il sospetto che quel casolare sia il luogo del delitto è forte. Mentre gli esperti della scientifica erano a caccia di tracce, i colleghi della compagnia di Città della Pieve, i primi ad arrivare sul posto e bloccare la donna, insieme a quelli del Nucleo investigativo di Perugia, hanno ascoltato i dipendenti e clienti del Lidl e acquisito tutti gli elementi utili. E’ lì che è arrivato anche il sostituto procuratore, Manuela Comodi, insieme al medico legale, Laura Panata, che ha effettuato un primo esame esterno del corpicino. La mamma del piccolo, una donna che dieci anni fa aveva vissuto per un periodo a Chiusi dove era tornata da due giorni - giovedì sera, tra l’altro, era stata fermata per un controllo dai carabinieri e aveva il bimbo in auto - è stata fermata dai carabinieri e portata in caserma a Città della Pieve dove è stata sentita a lungo. Il padre del bimbo è in Ungheria. La Procura di Perugia alla guida di Raffaele Cantone, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. Al momento non esiste alcuna prova dell’intervento di altre persone. C’è solo lei: arrivata con il cadavere del bimbo urlando aiuto. 

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E' rimasta ad attendere l'arrivo dei soccorsi, anche se il bambino era già morto, colpito con un'arma da taglio alla gola ed al torace. Trasportata in caserma ha solo detto di essere innocente e di non essere stata lei ad uccidere Alex. Ora le indagini sono al vaglio degli inquirenti e della scientifica che dovranno ricostruire quanto accaduto nelle ultime 48 ore.

 

 

La donna sembra fosse al momento senza fissa dimora e l'unico documento, una carta d'identità, che le è stato trovato addosso risulta essere stato fatto circa otto anni fa proprio a Rieti. Un altro mistero è legato alla fotografia del bimbo già ferito che la donna avrebbe inviato dal suo telefono cellulare al marito e sembra anche al figlio maggiorenne che si trova anch'egli in Ungheria.