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Rieti, 4 attività commerciali su dieci in affanno

Monica Puliti
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“Tutto ciò che gira intorno alle cerimonie – dall’abbigliamento alle calzature passando per la ristorazione – è ripartito bene, il resto è fermo al palo”. L’onda lunga della pandemia si fa sentire ancora, sul commercio al dettaglio come su molte altre attività che risentono pesantemente delle restrizioni anti Covid tuttora in vigore, tese a rallentare ulteriormente la pandemia. A fare il punto della situazione è il presidente di Confcommercio Rieti-Viterbo, Leonardo Tosti, imprenditore e nuovo vice presidente dell’ente camerale che unisce, anch’esso, i due capoluoghi di provincia. “Il 60% del commercio è ripartito – dice -, ma c’è il restante 40 che soffre ancora per le misure anti Covid, ad esempio tutti i locali, penso soprattutto ai ristoranti, che non hanno tavoli all’aperto o le tavole calde che legavano i loro bilanci al pranzo dei dipendenti pubblici (‘dal 15 ottobre torneranno tutti in presenza’, ha annunciato giorni fa il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ndr)”. 

Bene dunque la vendita degli abiti e delle scarpe da cerimonia, ma anche delle bomboniere e di tutta l’economia che gira intorno a battesimi, comunioni, cresime e matrimoni, così come la ristorazione e il catering, settori praticamente azzerati dalla pandemia. “Ma se parliamo di vendita di abbigliamento o scarpe per tutti i giorni – sottolinea Tosti – allora il discorso è completamente diverso, perché questo ambito, complice il bel tempo, per adesso resta fermo”. A luglio scorso, il presidente di Confcommercio avanzò la proposta ai proprietari e associazioni di proprietari di locali a uso commerciale di intervenire sui costi degli affitti per compensare, anche in parte, le perdite delle mancate vendite durante le chiusure imposte dalla pandemia.

A due mesi di distanza poco è cambiato: “Qualche proprietario si era già mosso in questa direzione nel 2020 – aggiunge Tosti – e qualcun altro ha proceduto sullo stesso percorso anche quest’anno, ma sono iniziative rimesse alla volontà dei singoli, che possono durare per un tempo limitato e non di più”. La proposta era finalizzata a un’intesa che portasse a un abbattimento dei costi del canone di locazione del 30/40%, pari al valore medio della perdita di fatturato registrato da un anno e mezzo a questa parte per ammissione dei diretti interessati. Il progressivo abbassamento delle temperature sarà un banco di prova sia per il settore delle vendite che per i locali che finora non hanno potuto godere di spazi all’aperto in cui accogliere i clienti, spazi in cui ci si può accomodare senza esibire il green pass.