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Rieti, povertà. Settecento famiglie chiedono aiuto

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La fila davanti alla Caritas è sempre più lunga. Infatti, sono 655 le famiglie reatine che si rivolgono regolarmente alla Caritas. “Un numero, schizzato in alto dopo Natale, dentro il quale ci sono bisogni provenienti da categorie insospettabili, che mai avremmo immaginato di annoverare tra i nuovi poveri” fa sapere Valeria Valeri, operatrice del Centro Ascolto della Diocesi di Rieti. Secondo la Caritas diocesana con la seconda ondata pandemica hanno bussato alla porta nuclei familiari che si sono ritrovati, a seguito delle chiusure forzate delle attività, senza più mezzi per pagare le bollette o l’affitto di casa, come commercianti e titolari di esercizi, soprattutto di piccole dimensioni e a gestione familiare.

 

“Nella stragrande maggioranza dei casi – riprende Valeri -, si tratta di reatini, perché gli stranieri, almeno nel capoluogo, sono pochi e inseriti all’interno di cooperative che provvedono ai loro bisogni e molti con la fine delle restrizioni hanno lasciato Rieti per trasferirsi altrove da parenti e amici”. Il Coronavirus oltre che cambiare la vita di molti reatini, ha fatto da autentico spartiacque sociale: i poveri diventati ancora più poveri a causa della crisi economica e poi della pandemia, e un dopo di nuovi bisognosi che chiedono soprattutto un sostegno economico per pagare i conti di casa. “Bisogni, come detto, facenti capo a categorie insospettabili e che provocano conseguenze anche sulla dimensione psicologica – conferma Valeria Valeri –. Negli ultimi tre mesi ad esempio la richiesta di aiuto da parte di nuclei familiari in difficoltà è aumentata del 20% e le tessere che danno accesso all’Emporio della Caritas passate da 600 a 655 per una platea di 1200 persone di cui il 60 % stranieri e il 40% italiani. Nessuno si aspettava che dopo la prima ondata ce ne sarebbero state altre. In città, secondo l’osservatorio fornito dalla Caritas, il problema riguarda nuclei di tre, massimo quattro persone, che ora per andare avanti chiedono l’aiuto dei genitori e dei nonni che magari percepiscono la pensione”.

 

Avere un lavoro, in alcuni casi, non basta più: “Si trova in difficoltà – spiega Valeria Valeri, anche chi ha una occupazione ma lo stipendio non basta per arrivare a fine mese con affitti, rate e bollette che azzerano le entrate. Ogni settimana distribuiamo oltre cento pacchi settimanali di prodotti alimentari e sosteniamo economicamente decine di famiglie che non riescono a pagare le utenze”. Ma a preoccupare la Caritas è quello che accadrà in autunno: “L’annunciato sblocco dei licenziamenti unitamente all’aumento dei contagi dovuto alle varianti potrebbe peggiorare la situazione e far lievitare il numero delle famiglie in difficoltà. Per questo ci stiamo preparando per non farci trovare impreparati anche grazie al supporto della Caritas italiana. A breve potremo contare su quattro ragazzi che hanno scelto di svolgere il servizio civile con la Caritas diocesana” conclude Valeria Valeri, operatrice del Centro ascolto della Caritas diocesana.