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Rieti, sospesi dalla Asl 8 dipendenti no vax

Monica Puliti
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Sospesi dal servizio perché non vaccinati. La dicitura è la stessa per tutti e 8: sospensione dal servizio ex articolo 4 del decreto legge 44 del primo aprile scorso, convertito con modificazioni dalla legge 76 del 28 maggio scorso, del dipendente identificato dal numero di matricola. Le 8 delibere riportano la data del 7 settembre 2021, pubblicate sull’albo pretorio dell’Azienda sanitaria locale. Il decreto legge in questione contiene “misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid 19 in materia di vaccinazioni”, mentre la legge in cui è stato convertito parla specificamente dell’obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse socio-sanitario. Le 8 sospensioni hanno perciò riguardato altrettanti operatori della sanità che non si sono sottoposti al vaccino per la prevenzione dall’infezione da Sars-Cov-2.

Il provvedimento – adottato “al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle parafarmacie e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita” – scatta dopo una serie di passaggi tesi ad accertare che, effettivamente, l’operatore non si sia sottoposto a vaccinazione nonostante gli siano stati accordati termini entro i quali poterlo fare.

E’ a questo punto che l’Azienda sanitaria reatina, informati gli interessati, il datore di lavoro e l’ordine professionale di appartenenza, ha proceduto con la sospensione degli 8 dipendenti – tra medici, infermieri e tecnici di radiologia - dal diritto di svolgere la prestazione e conseguentemente dal pagamento dello stipendio, con la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro qualora provassero l’avvenuta vaccinazione. Un’altra quindicina di persone, sempre dipendenti della Asl, avendo patologie incompatibili con la somministrazione del vaccino anti Covid, sono state invece spostate in uffici dove possono continuare a lavorare senza avere un rapporto diretto con il pubblico. Le organizzazioni sindacali, a livello nazionale ma non solo, si sono battute affinché la mancanza di vaccino e green pass non aprisse le porte al licenziamento, una battaglia vinta con l’ottenimento della sospensione dal servizio.