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Rieti, puntare a un futuro eco-sostenibile in una terra ad alta vocazione ambientale

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Paolo Piacentini
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Scrissi qualche anno fa, sulle pagine del Corriere di Rieti, un articolo che raccontava il sogno di un futuro sostenibile in una delle provincie più belle dell’Appennino. Oggi quel sogno mi è tornato alla mente con altrettanta forza prendendo spunto dalla significativa scadenza del 2023, quando il territorio si appresta a celebrare gli 800 anni dal primo presepe che su volontà di San Francesco, si tenne per la prima volta a Greccio. Il Comitato  istituito per gestire le risorse messe a disposizione dal Ministero della Cultura a seguito di un impegno parlamentare dell’onorevole Alessandro Fusacchia e la presenza di un Vescovo molto attivo come Monsignor Pompili, co-ideatore ed animatore delle Comunità Laudato Sì, non possono che essere un buon viatico per mettere in campo iniziative e riflessioni di alto livello.

Nel mio sogno, che si rinverdisce a distanza di anni, rivive la visione di una provincia che dalla famosa Valle Santa fino alle ultime propaggini dei Monti della Laga, può costruire un nuovo futuro post – pandemico puntando in modo deciso ad un modello di sviluppo socio-economico davvero sostenibile. Da qui al 2023, partendo dalle iniziative per le celebrazioni si potrebbe costruire un nuovo “ Patto di territorio” che prende spunto dalle due Encicliche “ Laudato SI “ e “ Fratelli Tutti” per attualizzarle e calarle concretamente in un territorio ad alta vocazione ambientale che ha bisogno di ricostruire, su basi nuove, un tessuto sociale fragile, segnato da una profonda crisi economica. Da quel mio primo sogno, all’epoca ero presidente del Parco Regionale dei Monti Lucretili, purtroppo nulla sembra essere cambiato. Rieti e la sua provincia vivono ingessate in un modello di sviluppo che non riesce a cogliere i segnali virtuosi arrivati, come un dono, dalle attività legate al turismo lento ( basta vedere il successo dei Cammini storico culturali): solo per fare un esempio.

 

Si continua ad insistere su grandi progetti che non vanno mai in porto ottenendo, in negativo, il risultato di soffocare altre opportunità più coerenti con quella sostenibilità ambientale e sociale che, in teoria, dovrebbe essere il faro delle ingenti risorse messe a disposizione dal PNRR o dal Contratto di Sviluppo, se pensiamo all’area colpita dal sisma del 2016. Pensate che occasione straordinaria quella di mettersi tutti intorno ad un tavolo per disegnare un nuovo futuro e far diventare l’area vasta reatina il primo laboratorio europeo che sposa pienamente un modello di sviluppo che prende spunto dall’ecologia integrale declinata, in modo perfetto, dall’Enciclica “ Laudato SI’”.  I sogni e le utopie possono diventare costruzioni di strategie di futuro se solo si ha il coraggio di sposare, una volta per tutte, le innovazioni e le opportunità che la crisi climatica ed i vincoli ambientali stanno imponendo agli stessi processi economici.

Un patto di territorio che riparta da un ascolto vero delle potenzialità esistenti su cui alcuni giovani hanno iniziato ad investire ( che siano ancora pochi non importa ). Penso a chi sta credendo alle opportunità di un turismo lento, a chi investe su allevamenti di qualità o su un’agricoltura pulita e di prossimità. Il Vescovo di Rieti ha ribadito ad Amatrice, alla presenza del presidente Draghi, la necessità di una ricostruzione che sposi davvero la sostenibilità ambientale per costruire comunità autentiche. La costruzione di comunità autentiche, soprattutto in questa fase storica che ha bisogno di una profonda rigenerazione,  deve ripartire dai beni comuni e dai servizi ecosistemici presenti nel territorio. Rieti e provincia come territorio che tutela e gestisce le sue risorse: acqua, foreste, paesaggi agricoli ed ambienti montani, anche a vantaggio dell’area metropolitana che a fronte di quest’azione di cura dovrebbe riconoscere delle congrue risorse finanziarie ( in alcuni Paesi questi processi virtuosi si stanno attivando). Non più un territorio da sfruttare a vantaggio di fruizioni mordi e fuggi e dal fiato corto, ma capace di fare rete tra istituzioni, associazioni, comitati per ripartire dalle vocazioni vecchie e nuove. La gestione oculata della risorsa acqua, il rilancio degli usi civici come uso collettivo delle terre per produzioni di qualità. La promozione della montagna come risorsa da gestire nella logica dell’economia circolare ma anche come spazio in cui vivere una reale dimensione di benessere psico-fisico per i residenti e per un turismo consapevole che sta crescendo in quantità e qualità. Perché non cogliere questa grande opportunità ? Dopo 800 anni dal primo presepe la provincia di Rieti decide di non fermarsi a celebrazioni di maniera ma prova ad immaginare un nuovo futuro che sarebbe stato molto caro al poverello d’Assisi,  non abituato a rinchiudersi nei conventi, ma  piuttosto impegnato con passione ad attraversare il mondo per provare a cambiarlo radicalmente.