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Rieti, vaccino Covid. Ci sono 47 mila cittadini in attesa di seconda dose

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Monica Puliti
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Sulla base degli ultimi dati forniti dall’Azienda sanitaria locale, relativi alle dosi di vaccino anti Covid finora somministrate, risulta che 46.988 attendono ancora la seconda dose. Considerando infatti che su una popolazione di 152 mila 497 residenti tra Rieti e provincia (dati tuttitalia.it) sono state fornite 91 mila 509 prime dosi, il dato di chi non ha ricevuto la seconda somministrazione è ancora piuttosto elevato; un numero, va sottolineato, da cui sottrarre la fascia di popolazione da 0 a 12 anni che al momento resta esclusa dalla campagna di vaccinazione anti Covid e che, sempre sulla base delle statistiche fornite da tuttitalia.it, si attesta sulle 14 mila persone (nella fascia d’età 0-4 anni, che rappresenta il 3,2% della popolazione, sono compresi 4.840 bambini; nella fascia 5-9, che rappresenta il 3,8%, i bambini sono 5.814; altri 6.310 sono quelli tra i 10 e i 14 anni e rappresentano il 4,1% della popolazione complessiva).

 

Motivo per cui, le persone in attesa di ricevere la seconda dose tra gli “aventi diritto” sono ad oggi 46 mila 988; sono invece 83 mila 738 quelle che hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino per un totale di 175 mila 247 dosi inoculate dall’inizio della campagna. Al momento, nel nostro Paese risulta coperto con due dosi il 67% della popolazione e, come noto, l’obiettivo resta quello di raggiungere l’80% di copertura entro settembre prossimo; diversamente, si fa sempre più strada l’ipotesi di estendere a tutti l’obbligo vaccinale che al momento esiste solo per il personale sanitario. Un un tema divisivo sia a livello politico che sociale.

 

“Ritengo il dibattito che si sta conducendo sull’obbligo vaccinale assolutamente inutile – dice il sindaco Antonio Cicchetti Quando il pericolo era costituito da poliomelite e vaiolo ci mettevano in fila e ci vaccinavano senza chiederci alcun parere. E nessuno mai, durante il servizio militare, si sognava di esimersi dal sottoporsi alla puntura al petto, dolorosa e a cui seguivano 3 giorni di riposo. Non si può mettere sempre in discussione tutto: sapevamo che quella puntura ci avrebbe salvaguardato e tanto bastava. E’ una partita da chiudere – aggiunge Cicchetti -, perché quando c’è un rischio per la sanità pubblica non può esserci dibattito, ma uno Stato che si assume la responsabilità delle proprie decisioni e in questo caso la decisione da prendere è evidente”.