Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Terremoto, appello al premier: “Oltre ad abitazioni, chiese e piazze va riedificata l'intera comunità”

Esplora:

A.T.
  • a
  • a
  • a

Mario Sanna e Stefania Ciriello vivevano ad Amatrice da 18 anni, erano i genitori di Filippo. Ieri hanno incontrato il presidente del Consiglio Mario Draghi a cui hanno ricordato ciò che a loro, ora, sta più a cuore, ovvero il riconoscimento dei pieni diritti per le vittime e le famiglie stravolte da stragi ed eventi catastrofici. Una battaglia portata avanti alle associazioni delle famiglie delle vittime della Strage di Viareggio, di quelle della Moby Prince, della Thiyssen Krupp, della Terra dei Fuochi ed altre ancora. Quello che vogliono è che non si smetta di prendersi cura delle persone vittime di queste tragedie, non concentrando tutte le risorse sulla ricostruzione dei beni materiali o delle economie. Perché tutto questo senza le persone perde di senso. E’ Mario ad iniziare a parlare ed il suo pensiero può essere così riassunto “le persone prima dell’economia”. 

 

 

Con l’associazione “Il sorriso di Filippo” si occupano appunto di giovani persone, di ragazzi, aiutandoli a raggiungere le loro aspirazioni, soprattutto attraverso borse di studio, come quelle elargite in favore di due ragazzi di Amatrice, o come quella che sta permettendo ad una giovane ballerina reatina di frequentare la più importante scuola di danza moderna in Europa che si trova in Svizzera.  Mario è certo che si ricostruiranno le case, le chiese, le piazze, ma è convinto che sia necessario fare di più per ricostruire le società, le comunità. Su questo punto soprattutto si sente coinvolta Stefania, che ad Amatrice svolgeva anche la professione di medico e che aveva imparato così bene a conoscere lo spirito di chi queste terre le abitava. Oggi teme che quel patrimonio di tradizioni, storie, usi e costumi che per centinaia di anni è stato tramandato nelle comunità possa andare perso. E con lui anche buona parte del fascino di questi luoghi. 

 

Ma non solo, teme che questa parte di Appennino una volta persa la propria specifica personalità possa anche perdere la capacità di accogliere, affascinare e formare alla propria storia e tradizione coloro che dovessero tornare ad affollare questi luoghi nei periodi delle ferie.