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Terremoto, Amatrice. Il prezzo altissimo pagato dal popolo delle seconde case

Alessandro Toniolli
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Pina Chiodi stringe al petto una foto, che in una semplice cornice mostra una giovane famiglia felice, erano Carlo, Maria e la piccola Angelica. Il 24 agosto del 2016 alle 3.36 si trovavano nella frazione di Casale. A segnare la loro sorte un tetto di cemento armato su una casa di sassi. Anche Pina ha incontrato il Presidente del Consiglio Mario Draghi ed a lui ha parlato di quello che definisce il “popolo delle seconde case”.  Quel gran numero di persone che passavano ad Amatrice soprattutto le loro estati e che proprio per questo ha pagato un gradissimo tributo all’immane tragedia del terremoto. La stragrande maggioranza avevano radici tra queste montagne, come Pina che vive a Roma ma che aveva la madre che ad Amatrice era nata. Pina continua a venire ad Amatrice, e facendo questo fa la sua parte perché questa terra continui a vivere.“Abbiamo scelto di essere qui, abbiamo ristrutturato le case dei nostri genitori, dei nostri nonni, da piccoli vivevamo qui per intero la nostra estate. L’appartenenza l’abbiamo nel sangue. Mio fratello era innamorato di questi posti. Se io non tornassi qui lo tradirei”. 

 


Pina è rimasta colpita dalla disponibilità del Presidente del Consiglio Mario Draghi ad ascoltare le loro storie, a raccogliere le loro richieste di attenzione “ha speso il suo tempo ad ascoltare una piccola delegazione del Comitato 24 Agosto di cui faccio parte. Assieme al commissario Legnini, sono stati molto attenti alle nostre richieste”. Le richieste di Pina non sono economiche “anche perché nessuna somma potrà restituirci i nostri cari, vogliamo solo che venga riconosciuto il nostro status. Noi non essendo residenti, essendo ‘il popolo delle seconde case’ non veniamo riconosciuti. Non viene riconosciuto il nostro ruolo”. 

 

Un ruolo che per anni ed anni è stato fondamentale, contribuendo non solo e tanto all’economia, ma a dare vita, anche se solo in alcuni periodi, a questi paesi appenninici. Per farli tornare nuovamente vitali ci sarà bisogno che torni di nuovo il “popolo delle seconde case”. Un auspicio, ma anche un diritto, pagato al prezzo più alto.