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Terremoto, Vaticano: il Papa dona 200 mila euro per Amatrice

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Nel quinto anniversario del terremoto di Amatrice, Papa Francesco rinnova la sua vicinanza alle popolazioni colpite, non solo con la preghiera ma anche con un gesto concreto: 200 mila euro che saranno messi a disposizione dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, e che saranno ripartiti in collaborazione con la Nunziatura Apostolica, tra le Diocesi maggiormente toccate dalla calamita. In una nota, secondo quanto riporta Agenzia Nova la Sala Stampa vaticana, fa sapere che la somma "sarà impiegata in opere di assistenza ai terremotati e vuol essere un’immediata espressione del sentimento di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, manifestato dal Santo Padre a margine dell’Angelus in Piazza San Pietro domenica 15 agosto 2021 con l’invocazione della protezione della Madonna".

 

"Dopo anni di incertezza e di ritardo sembrano avviate finalmente alla loro ricostruzione". Lo ha dichiarato il Vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nella sua omelia durante la messa in occasione dell’anniversario del sisma di Amatrice del 2016. "Ora che la ricostruzione è partita però ci si accorge che non basta ricostruire - ha spiegato - occorre ancor prima costruire un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente, non limitarsi cioè a riprodurre le forme del passato ma lasciarsi provocare dalla natura, che è creativa e aperta al futuro. Non si tratta di un nostalgico recupero ma di un progetto di investimento economico e sviluppo demografico rivolto a una parte dimenticata del nostro Paese che tale era ben prima del 2016". "Questi borghi - ha concluso - vanno ripensati perché sono oggi luoghi di grande potenzialità. Ciò accadrà se sapremo stipulare un vero proprio contratto tra città e montagna".

 

"Vorrei esprimere con franchezza una proposta che so condivisa da tanti e attesa da tanto".  Ha detto ancora il vescovo aggiungendo:  "Il ponte più urgente da costruire nel nostro Paese si chiama l’Italia centrale - ha spiegato -. Lasciare ad esempio che qualche centinaio di chilometri tenga ancora oggi separati Adriatico e Tirreno, al netto di una Salaria in via di definizione, è un’imperdonabile leggerezza. Si tratta di decidere se la ferrovia dei due mari sia un’idea da cestinare o progettare e registrare qui ora e subito".