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Incendio a Capena. Paura nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

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Paolo Giomi
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Come quattro anni fa, nello stesso posto di quattro anni fa. E’ bastata una giornata rovente, quella di Ferragosto, per far piombare di nuovo nell’incubo l’intero abitato di Capena. Che ha visto, ancora una volta, il fuoco alle porte della città, dalla stessa parte dove, nell’estate del 2017, entrò fin dentro il cuore del borgo, ovvero la zona residenziale della Madonna delle Grazie. E’ lì che, nel tardo pomeriggio di domenica scorsa, 15 agosto, le fiamme sono tornate a minacciare le abitazioni, almeno 40, costringendo la task force composta da vigili del fuoco, protezione civile, carabinieri, carabinieri forestali, guardie ambientali e agenti della polizia locale a disporre, su input dell’amministrazione comunale, un’evacuazione d’urgenza di altrettante famiglie. Immediata l’apertura del Centro Operativo Comunale, presso la sede del Municipio, per coordinare le attività di soccorso e contrasto al nuovo rogo. “Nella cabina di regia si sono avvicendati, in turnazione, Carabinieri, I vigili urbani  di Capena i vigili del fuoco e la Polizia provinciale – ha spiegato il sindaco di Capena, Roberto Barbetti, a capo del Coc sin dal primo momento dell’emergenza - nel corso della mattinata (di ieri, ndr) si valuteranno gli interventi più opportuni e necessari da compiere”.

 

Per fortuna, nella mattinata di ieri la situazione è tornata sotto controllo, e le persone evacuate sono potute rientrare nelle loro abitazioni dopo una notte di paura. Saranno venti, complessivamente, gli ettari di vegetazione dati alle fiamme, mentre i carabinieri della stazione di Capena, coadiuvati dai colleghi del reparto investigativo della compagnia di Monterotondo, hanno preso in mano le indagini per scoprire le cause, e soprattutto i responsabili, di quello che, a tutti gli effetti, si palesa come rogo di matrice dolosa. Lo stesso quadro investigativo su cui stanno muovendo i carabinieri della compagnia di Poggio Mirteto, in provincia di Rieti, a loro volta sulle tracce dei responsabili dei due incendi che, prima di Ferragosto, hanno coinvolto i Comuni di Fara Sabina e Montopoli di Sabina, a distanza di appena 24 ore tra loro. Incendi che si sono lasciati dietro cenere e distruzione, in particolare a Fara, dove il maxi-rogo di giovedì scorso ha carbonizzato oltre 200 ettari di vegetazione, bruciando ogni cosa dalle pendici alla cima di Monte San Martino.

 

Ed è solo una fortuna se, in tutti e tre i fronti di fuoco, non ci sia stato nessun ferito. Ma la ferita inferta, nella sua interessa, al territorio sabino è grande, a tal punto da rievocare gli interrogativi su una lotta, quella agli incendi estivi, che ad ogni episodio sembra praticamente impossibile da vincere, nonostante le numerose precauzioni poste in essere dai rispettivi territori. Dove si esortano le amministrazioni comunali ad intensificare le attività di contrasto agli incendi dolosi.