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Rieti, bruciati 200 ettari di vegetazione. Regione proclama stato di calamità

Paolo Giomi
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Duecento ettari di vegetazione in cenere, circa 70 persone costrette a passare buona parte della serata di giovedì lontano dalle rispettive abitazioni, e un danno economico e umano incalcolabile. E’ questo il bilancio, ancora provvisorio e quindi da ritenersi non ufficiale, del violento incendio che ha divorato monte San Martino, accarezzando le abitazioni a Prime Case, Pomonte e nelle campagne di Farfa. “In tutta la mia vita non ho mai visto una cosa simile”; il commento dell’assessore comunale Giacomo Corradini riassume il pensiero di tutti gli abitanti della parte alta, che nella notte tra giovedì e ieri hanno vissuto attimi di puro terrore. Sono state soprattutto le frazioni di Prime Case (nella zona dei lotti e quella a ridosso della montagna) e Pomonte ad essere messe in pericolo dalle fiamme, domate soltanto grazie all’intervento congiunto, e incessante, di vigili del fuoco, Protezione Civile, e dei tanti residenti che si sono uniti alle forze di soccorso nella lotta al contenimento della lingua di fuoco. Uno spettacolo che ha illuminato il torrido cielo di tutta l’area tiberina, con foto e video scattate addirittura dalla bretella autostradale di Roma.

All’alba di ieri il numero uno del gruppo di volontari del soccorso di Fara Sabina, Sergio Giovannini, ringrazia tutti via social, esausto, come tutte le donne e gli uomini che si sono prodigati senza sosta per scongiurare il peggio. Ma già a metà mattinata le fiamme erano tornate a bruciare, nella parte di montagna che guarda Farfa e la sua abbazia. Fortunatamente arriva (24 ore dopo la prima miccia!) il canadair, e le fiamme vengono domate in men che non si dica.  L’attenzione però resta altissima, per tutta la giornata, e non solo da Fara Sabina. Tanto che nel pomeriggio il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, su input del consigliere regionale Fabio Refrigeri, firmerà lo stato di calamità naturale per tutta la regione, complice anche l’altra grande emergenza, quella di Tivoli, in provincia di Roma.

“Gli ultimi incendi di Tivoli e Fara in Sabina – dice il direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile, Carmelo Tulumello - sono solo la punta dell’iceberg di un’emergenza che, complice il grande caldo, non accenna ad attenuarsi. Lo stato di calamità è finalizzato al richiedere al Governo provvedimenti straordinari per potenziare ulteriormente la capacità di contrasto degli incendi e risorse per ristorare amministrazioni, operatori economici ed agricoltori pesantemente danneggiati dagli eventi di questi giorni. I Carabinieri forestali – conclude Tulumello - attivati dalla sala operativa regionale, svolgono attività di indagine per capire l’origine dei roghi e, a quanto si apprende, la matrice è prevalentemente dolosa”.