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Rieti, scuola. Sempre più giovani abbandonano

Alessandro Toniolli
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L’abbandono scolastico torna a preoccupare, nella provincia di Rieti il 13,4% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni è uscito dal proprio percorso educativo prima di conseguire il diploma. I dati emergono dall'Osservatorio Conibambini e Openpolis, il problema precedentemente riguardava soprattutto il sud del Paese, ora non è più così, la didattica a distanza ed i conseguenti problemi di connessioni e digital divide hanno acuito il fenomeno, la media nazionale di giovani che abbandonano in anticipo il loro percorso formativo è del 13,5%, nel Lazio la realtà più difficile è Frosinone con il 15,7%, subito a seguire da Rieti con il 13,4%, poi la città metropolitana di Roma con il 10,7%, Latina 8,2% e in fine Viterbo, 7,7%. Sono stati esaminati anche i servizi di trasporto scolastico, ed in questo settore Rieti emerge come migliore provincia del Lazio con il 95,1% delle scuole raggiungibili con mezzi pubblici, seguita da Latina e Frosinone che segnano entrambe quote superiori al 90%, compare poi la città metropolitana di Roma con l’83,1% ed in coda Viterbo con solo il 57,1% di scuole raggiungibili.

 

Ma la variabile che sembra influire maggiormente e che si candida a farlo sempre di più è quella delle commissioni internet, nel Lazio il 48% delle famiglie è raggiunta dalla banda larga, la provincia di Rieti insieme a quella di Viterbo non vanno oltre il 20%, anche in questo caso malissimo Frosinone (9,8%), la città metropolitana di Roma supera la metà delle famiglie coperte dal servizio (58,2%), Latina invece si ferma al 29,3%. Recentemente Regione Lazio e Save the Children hanno firmato un protocollo per promuovere e realizzare un programma pluriennale di attività in materia di promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e di contrasto, quindi, al fenomeno della dispersione scolastica. Per l’assessore regionale Claudio Di Berardino arginare il fenomeno è una priorità “i mesi di didattica a distanza, resi necessari per il contrasto alla pandemia, hanno acuito il fenomeno, contro il quale bisogna intervenire in modo deciso, con una pluralità di azioni e contrastando tutte le diverse cause. L’accordo permetterà un valido contributo per monitorare il fenomeno e sostenere i ragazzi”.

 

Alessandro Palomba, presidente della consulta provinciale studentesca punta il dito contro la Dad “speriamo che con il ritorno a scuola non si debba più far ricorso a questa modalità didattica, ma si torni alla didattica in presenza per tutti, non lasciando indietro nessuno”. Digital Divide ma anche problemi storici non superati, come tassi di abbandono legati alle difficoltà socio-economiche, Martina Rossi della Rete degli Studenti Medi racconta dell’iniziativa per il diritto allo studio “fare un mercatino dei libri usati in modo che tutte le famiglie possano comprare i testi senza sostenere un costo troppo elevato”.