Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Rieti, Tari evasa dal 30 per cento dei reatini

Monica Puliti
  • a
  • a
  • a

E’ la tassa sui rifiuti la più indigesta ai reatini. Almeno a giudicare la percentuale di evasione registrata dagli uffici di Palazzo di Città. Nel comune capoluogo, infatti, quasi il 30% dei cittadini non paga i bollettini della Tari entro i termini dovuti, vale a dire il 30 giugno – quest’anno la scadenza è stata prorogata alla fine di luglio senza l’applicazione di alcuna sanzione - e il 31 agosto per l’acconto ed il 31 ottobre e fine dicembre per le rate a saldo. “Dal pagamento delle cartelle della Tari – conferma l’assessore al Bilancio, Claudio Valentini il Comune dovrebbe introitare 10 milioni l’anno, ma un’evasione attestata in pratica sul 30% riduce il riscosso a 7 milioni e 300 mila euro; quanto ai 2 milioni e 700 mila mancanti all’appello, l’amministrazione comunale riesce a recuperarli nell’arco di due anni”.

Colpa, forse, di una tassa andata crescendo negli anni a fronte di un servizio che non è migliorato proporzionalmente alla spesa sostenuta dai contribuenti? Una domanda alla quale si cerca di dare una risposta ma è evidente che qualcosa non ha funzionato come si augurava lo stesso assessore al Bilancio con delega all’Ambiente, Claudio Valentini. Va meglio, invece, il pagamento dell’Imu sugli immobili dove, per ammissione dello stesso assessore Valentini, l’evasione è pressoché nulla, come pure quello per l’occupazione di suolo pubblico. Il discorso del recupero dell’evasione incide in maniera determinante, specie quando si ha a che fare con i grandi contribuenti, sui conti del Comune impegnato da tempo in un’azione di risanamento del debito. “La situazione è andata migliorando fino a maggio scorso – sottolinea Claudio Valentini -, quando è intervenuta la sentenza numero 80 della Corte Costituzionale a cambiare le cose e a metterci in difficoltà, prevedendo che non è più possibile, d’ora in avanti, ripianare nell’arco di 30 anni le anticipazioni per il pagamento di debiti pregressi, vale a dire il fondo anticipazioni liquidità cui ha avuto accesso anche il Comune di Rieti per 40 milioni di euro, ma riducendo drasticamente quell’arco temporale a 3 anni; una decisione che rischia di mandare in fallimento oltre 1.400 amministrazioni comunali di questo Paese”, ampliando di fatto il fenomeno dei dissesti e pre-dissesti da Nord a Sud d’Italia.

La decisione, per ovvi motivi, ha scatenato reazioni a non finire – a scendere in campo, a maggio scorso, anche l’Upi e l’Anci - spingendo il Governo, pare, a intervenire per correggere il tiro. 
“E’ attesa proprio in questi giorni – dice ancora l’assessore al Bilancio Claudio Valentini – la norma che dà ai Comuni la possibilità di spalmare quei debiti su 10 anni, ancora poca cosa rispetto ai 30 anni iniziali sui quali le amministrazioni hanno calibrato i piani di rientro dai debiti pregressi”. Dieci anni vorrebbe dire una spesa triplicata rispetto ai piani di rientro fatti dalle amministrazioni comunali che hanno avuto accesso al fondo. Un vero problema che nessun amministrazione comunale, quella reatina in particolare, spera di dover affrontare in un immediato futuro.