Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Roma, droga a domicilio insieme a frutta e verdura. Due arresti, gestivano la piazza di spaccio di Montelibretti

  • a
  • a
  • a

I carabinieri della Compagnia di Monterotondo, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Tivoli, hanno dato esecuzione a 2 mandati di arresto e a un decreto di perquisizione per 12 persone facenti parte di una organizzazione che gestiva la “piazza di spaccio” di Montelibretti. Nel corso dell’attività si è arrivati ad identificare una fitta “rete” di consumatori che, mediante contatti telefonici con gli spacciatori, potevano approvvigionarsi regolarmente di sostanza stupefacente (cocaina, marijuana e hashish), ottenendo anche consegne a domicilio nonostante le restrizioni dovute all’emergenza Covid 19. All’esito delle indagini iniziate nel mese di ottobre 2020 dai carabinieri di Montelibretti, la Procura di Tivoli ha avanzato richiesta ed ottenuto le relative Ordinanze dal Gip del Tribunale di Tivoli per i due al vertice dell’organizzazione.

 

Roma: minacce, bombe molotov e pizzini. Così il clan di Morlupo controllava il mercato della droga: 12 misure cautelari | Foto – Corriere di Viterbo

Logo
Cerca

Roma: minacce, bombe molotov e pizzini. Così il clan di Morlupo controllava il mercato della droga: 12 misure cautelari | Foto

Paolo Giomi
  • a
  • a
  • a

Castelnuovo di Porto, i carabinieri delle compagnie di Monterotondo e Bracciano, unitamente ai militari del Nucleo Elicotteri di Pratica di Mare e del Nucleo Cinofili di Santa Maria di Galeria e della compagnia di Ronciglione, nel Viterbese, hanno smantellato un’organizzazione criminale che gestiva lo spaccio di droga nel quadrante tiberino, al confine con la provincia di Rieti. Dodici le persone colpite da misure cautelari: 4 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 4 all'obbligo di dimora e 2 all'obbligo di presentazione in caserma. Tutti italiani, tutti residenti tra Castelnuovo di Porto e Morlupo. I provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Tivoli, su richiesta della locale procura della Repubblica, sono stati eseguiti ieri mattina. Ai 12 indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, incendio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco.

 


 

L'attività d’indagine, denominata “Gerione”, ha avuto inizio a maggio 2019, in seguito a un arresto in flagranza di reato per detenzione di 6 kg di hashish e delle munizioni, operato da personale del Comando Stazione Carabinieri di Castelnuovo di Porto nel comune di Morlupo. Da quell’operazione è emerso infatti che quanto rinvenuto era riconducibile a un'altra persona del posto, già nota alle forze dell'ordine, che avrebbe costretto con minacce e violenza l'arrestato a detenere per suo conto la droga. Le indagini hanno permesso di acquisire importanti elementi di responsabilità a carico dei componenti di una famiglia di Morlupo, nota alle cronache locali poiché collegata, in passato, alla Banda della Magliana. E’ stato accertato addirittura che uno degli arrestati, considerato un rapinatore seriale, attualmente detenuto, forniva dal carcere disposizioni operative al fratello e tramite “pizzini” e conversazioni intrattenute con cellulari illegalmente in suo possesso continuava a gestire l'attività di traffico di stupefacenti tra Roma, Castelnuovo e Morlupo. Durante queste conversazioni, il detenuto è arrivato a organizzare una spedizione di droga e sim card diretta alla casa circondariale, mentre in alcune occasioni si è limitato a piazzare delle scommesse sugli eventi calcistici del momento.

 

 


 

Nel corso dell'inchiesta gli investigatori sono riusciti a individuare il canale di approvvigionamento del mercato locale di stupefacenti, rifornito con spedizioni periodiche di ingenti quantitativi provenienti dal quartiere Casal Bruciato di Roma. Il gruppo era talmente ben organizzato che uno dei corrieri utilizzati, dipendente di una tipografia, per non destare sospetti effettuava il trasporto dello stupefacente mediante l'utilizzo di un mezzo della propria ditta. Dall'attività investigativa è emersa anche una rete di contatti e connivenze tra più persone del posto che, in maniera non sempre consenziente, forniva appoggio all'attività di spaccio condotta dalla compagine criminale. Secondo gli investigatori, gli arrestati, che avevano un tenore di vita particolarmente alto grazie ai proventi dello spaccio, non si facevano scrupolo a risolvere dissidi privati e controversie nate in seno al traffico di stupefacenti mediante atti di violenza efferata. In un caso avrebbero danneggiato una concessionaria auto con una molotov. Sequestrati, nel corso dell’operazione, beni mobili, immobili, denaro contante e partite di sostanza stupefacente.

 


 

Copyright © Gruppo Corriere S.r.l. | P.IVA 11948101008 - ISSN (sito web): 2531-923X
Torna su

È stata accertata, infatti una proficua attività di coltivazione di cannabis indica che in parte veniva trasformata mediante estrazione dei principi attivi, con attività illecita risalente nel tempo (addirittura al 2015) ed interrotta con l’operazione, con profitti illeciti che superavano i 70 mila euro annui. Già nel corso delle indagini erano stati sequestrati 242 grammi di cannabis indica e 7.345 euro in contanti, con attività di riscontro che avevano portato anche ad un arresto, alla denuncia di 3 degli attuali indagati per spaccio, nonché alla segnalazione alla Prefettura di oltre una decina di “clienti”, quali assuntori. I carabinieri nel corso delle indagini, con il supporto dei colleghi della Sezione Operativa di Monterotondo, hanno accertato che i pusher, oltre a provvedere sia alla produzione che alla distribuzione dello stupefacente si muovevano nel comune della Sabina eludendo le limitazioni alla libera circolazione imposte dalla normativa anti-Covid: in particolare i carabinieri hanno accertato che due degli indagati, approfittando del loro lavoro di corrieri per consegne a domicilio di ortaggi e frutta, consegnavano anche la sostanza stupefacente a domicilio, utilizzando il furgoncino aziendale carico di frutta e soprattutto ricorrendo ad un linguaggio criptico e convenzionale per le ordinazioni e le consegne di stupefacente, indicandolo con il nome degli ortaggi o della frutta.  In questo modo riuscivano ad eludere i controlli alla circolazione dei carabinieri del luogo durante i servizi disposti ad hoc per il controllo del rispetto delle Ordinanze e decreti anti-covid, di dimostrare che circolavano per motivi di lavoro.

 

Unità Cinofile Antidroga del comando provinciale di Roma, 40 carabinieri della Compagnia di Monterotondo hanno dato esecuzione alle ordinanze di arresto ed ai decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Tivoli, traendo in arresto i due italiani residenti a Montelibretti ritenuti a capo dell’organizzazione, nonché fermando l’attività criminale dei 14 soggetti indagati, con il sequestro, durante le perquisizioni, di hashish e marijuana.