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Rieti, donna morta nel reparto di medicina. La Asl dovrà risarcire 400 mila euro ai familiari

Lu. Spa.
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Giustizia in parte è fatta dopo otto anni di udienze civili e penali. Il Tribunale di Rieti ha emesso la sentenza nel procedimento civile avviato dai familiari di una donna, Teresa Imperatori, originaria di Belmonte in Sabino deceduta il 23 luglio del 2013 mentre era ricoverata al reparto di Medicina generale dell’ospedale De Lellis accogliendo la richiesta di risarcimento danni (400 mila euro). Il giudice ha infatti accolto le tesi difensive dei familiari, sostenute dagli avvocati Giorgio Cavalli (per il coniuge, il figlio e la nipote) e dall’avvocato Cristian Bagliocchi (per i fratelli della vittima). 

In pratica per il tribunale di Rieti “è stata accertata la sussistenza del nesso causale tra condotta omissiva dell’equipe medica e l’evento morte della paziente, essendo stato accertato in base al principio del “più probabile che non”, che la condotta assunta dai medici ha determinato il decesso della paziente, per omissione della diagnosi differenziale di infarto e per non aver eseguito accertamenti clinici che avrebbero consentito sia una terapia, che un intervento in emodinamica, tali da evitare il decesso”. La Asl di Rieti sarà quindi chiamata a risarcire in favore dei familiari il danno non patrimoniale per lesione del vincolo parentale. Ricordiamo che è in corso anche il processo penale che vede imputati quattro medici dell’Asl di Rieti per la morte della 73enne. L’accusa è pesante: omicidio colposo, omissione e negligenza. A finire sul banco degli imputati Paolo Scapato, Ylenia Tari, Valeria Cornacchiola e Paola Cerroni, tutti all’epoca dei fatti prestavano servizio al reparto di Medicina donne dell’ospedale San Camillo de’Lellis di Rieti. Per un quinto medico, invece, si è disposto il non luogo a procedere facendo parte, lo stesso, di Medicina uomini e perciò non direttamente coinvolto nei fatti.

 

La donna morì dopo un ricovero di cinque giorni per problemi alla colecisti. Durante la permanenza in ospedale avrebbe però cominciato ad accusare dolori allo stomaco e alla schiena, probabilmente riconducibili a un infarto di cui il personale medico non si sarebbe accorto. Al dolore di quanto accaduto si mescolò anche la rabbia e così i familiari, il marito e il figlio, assistiti dall’avvocato Giorgio Cavalli, e i fratelli della donna, assistiti dall’avvocato Cristian Bagliocchi presentarono immediatamente una denuncia per fare luce sull’episodio e dopo una prima archiviazione chiesta dalla Procura e contro la quale il legale dei familiari di Teresa Imperatori presentò opposizione, il giudice per le indagini preliminari Andrea Fanelli, dispose un incidente probatorio e un ulteriore perizia medico-legale, rivelatasi determinante ai fini della riapertura del processo. Ieri la conclusione del procedimento civile mentre a settembre si tornerà in aula per quello penale.