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Rieti, green pass. I negozianti dicono no: "Non siamo noi a dover controllare"

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Monica Puliti
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Green pass obbligatorio per salire sui treni, per andare al ristorante, al bar, al cinema, al teatro e, perché no, in discoteca. Sull’onda del modello adottato da Macron in Francia, il Governo Draghi è pronto a discutere e valutare nei prossimi giorni la possibilità di una certificazione sanitaria per accedere in certi luoghi e partecipare a eventi in cui il rischio di contagio è alto, nel tentativo di arrestare la risalita della curva epidemiologica spingendo alla vaccinazione chi finora se ne è tenuto alla larga (nel mirino soprattutto la fascia degli over 60enni dove mancano all’appallo 2,5 milioni di persone). Il certificato sarebbe accessibile ai vaccinati con seconda dose, ma anche a chi si è sottoposto al test con esito negativo o è guarito dal Covid nei 6 mesi precedenti; in discussione, la prossima settimana, anche la proroga dello stato di emergenza di almeno 2 mesi, rinvio che servirà a gestire il ritorno a scuola dei ragazzi. Una misura, quella del Green Pass obbligatorio, che divide le categorie sulle quali potrebbe ricadere. 

 

 

“Penso che le imprese, le attività così come lo Stato non siano in grado di reggere a nuove chiusure – dice Marco Pasquali di Centopercento Gusto di via Garibaldi - e il Green Pass potrebbe essere lo strumento per scongiurarle, perciò benvenga purché tutti, indistintamente, si sia chiamati a svolgere controlli: noi in quanto esercenti e le forze dell’ordine, perché da soli non è una battaglia che possiamo vincere”.  “Sono molto perplesso – commenta l’assessore comunale alla Cultura, Gianfranco Formichetti -, però, piuttosto che correre rischi, potrebbe essere una misura interessante (che potrebbe riguardare anche l’accesso a teatri, biblioteche e musei, ndr). Sono combattuto tra la componente razionale e l’idea che la libertà vada comunque difesa”.

 

Fortemente critico il presidente provinciale della Fipe Rieti-Federazione pubblici esercizi oltreché dell’Associazione provinciale cuochi, Elia Grillotti: “E’ una barzelletta, per non dire altro – dichiara -, l’ultima misura di una gestione infame della pandemia, che sin dall’inizio ha colpevolizzato il comparto della ristorazione e dei pubblici esercizi mentre sono sotto gli occhi di tutti i caroselli di questi giorni per il calcio, a questo punto rendessero obbligatorio il vaccino”. Favorevole al Green Pass è Lina Napoleone della pasticceria Fratelli Napoleone di via Sant’Agnese: “Sono per le regole all’interno di un’attività – sottolinea – e se queste vengono decise con logica e buon senso è certo che da qualche parte ci porteranno. Sono ancora tante le persone che non si sono sottoposte a vaccino, questa potrebbe essere la spinta per farlo”. “Chi controllerebbe poi? - domanda il presidente di Confcommercio Rieti, Leonardo Tosti -, per le attività questa diventerebbe una verifica di troppo e noi non facciamo i controllori ma i commercianti”. Certo, l’idea della certificazione sanitaria per entrare al ristorante fa sorridere e non poco dopo i caroselli che hanno accompagnato gli Europei di calcio.