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Rieti, calano i contagi. Comune e provincia diminuiscono lo smart working

Monica Puliti
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A quasi un anno e mezzo dallo scoppio della pandemia, gli enti locali, e non solo loro, fanno ancora ricorso allo smart working, o lavoro agile, in base a turnazioni decise dal dirigente del settore che di volta in volta stabilisce chi e quando lavorerà da casa. In relazione al bisogno del momento e agli obiettivi da raggiungere, il dirigente sceglie cioè il dipendente che potrà svolgere il suo lavoro una, due, tre, quattro volte o più a settimana stando in un posto diverso da quello ordinario, nel rispetto rigoroso della normativa nazionale che regolamenta questa forma di lavoro.

“Nella fase più acuta della pandemia – dice l’assessore comunale al Personale, Oreste De Santis -, per ovvi motivi, più del 50 per cento del personale lavorava da casa, vale a dire una forza lavoro di circa 140 unità considerando che oggi a Palazzo di Città operano 275 dipendenti che a settembre prossimo, con le 30 assunzioni in programma, diventeranno 305, un numero vicinissimo a 315, che segna il fabbisogno reale di questo ente. Al momento, con il miglioramento della situazione legata alla pandemia, lavorano in smart working 45 dipendenti  con turnazioni che il dirigente sceglie in piena autonomia in base ai bisogni e agli obiettivi, in vista dei quali assegna compiti di cui controlla egli stesso l’esecuzione”.

Lavoro agile anche a Palazzo d’Oltre Velino dove, pure nella fase di maggiore crescita della curva pandemica, dei ricoveri e delle terapie intensive dei mesi scorsi, ha riguardato soprattutto il personale amministrativo (gestione finanziaria e del personale); più esposti, inevitabilmente, al rischio di contrarre il Covid i dipendenti dei settori operativi, i cantonieri per esempio (30 unità), impegnati nella sorveglianza e manutenzione delle strade, così come il personale addetto al settore delle scuole secondarie di secondo grado di competenza dell’Ente Provincia. Ecco qualche numero fornito dall’assessorato al Personale guidato dalla dirigente Annalisa Chiaretti: ad aprile dell’anno scorso a Palazzo d’Oltre Velino lavoravano in smart working 87 dipendenti (45 uomini e 42 donne) – su un totale di 130 circa - per complessive 1.395 giornate lavorate in questa modalità nei primi quattro mesi dell’anno; un numero, il primo, andato leggermente aumentando nei mesi successivi: 91 lavoratori in smart working a maggio (per complessive 979 giornate), 92 a giugno (1.166 giornate), idem a luglio (1.053 giornate) e agosto (809) e poi 89 a settembre (428 giornate). Numeri che oggi si sono sensibilmente assottigliati – a lavorare in smart working oggi in Provincia è il 30% della forza lavoro per non più di una, due volte a settimana - con l’abbassamento della curva pandemica e l’allentamento delle misure restrittive anti Covid.