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Discarica nella ex cava di Fiano Romano, ripartono le indagini

Paolo Giomi
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Giusto il tempo di tornare di attualità nel caos politico (e normativo) che continua ad animare il dibattito sulla destinazione dei rifiuti dell’area metropolitana di Roma, e l’ex cava di Magliano Romano, situata in prossimità dell’area tiberina, a due passi dall’abitato di Fiano Romano e al confine con la Provincia di Rieti, finisce di nuovo sotto l’occhio del ciclone. Non soltanto per la nuova mobilitazione di associazioni e residenti, avvallati dalle amministrazioni locali, contro quella che al momento sembra essere la destinazione in cima alla lista della Città Metropolitana di Roma, quanto per la svolta presa improvvisamente dall’indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Roma.

Un’indagine, quella condotta al pubblico ministero Rosalia Affinito, che in questi giorni si è avvalsa di nuovi, importanti elementi investigativi, finalizzati al dimostrare la presunta irregolarità della procedura con coi i preposti uffici della Regione Lazio, e i relativi dirigenti, hanno modificato la destinazione del sito, dando di fatto il via libera burocratico e procedurale alla possibilità di ospitare il nuovo centro di stoccaggio dei rifiuti della Capitale. Alle nuove carte si è aggiunta proprio in queste ore anche la memoria difensiva presentata dalle associazioni del territorio che da anni ormai combattono la battaglia di Magliano Romano, prime fra tutte le associazioni “No Discarica” e “Monti Sabatini”. “I recenti eventi ci hanno permesso di comprendere che non era più tempo di attendere oltre – spiegano i referenti delle due associazioni - ma di operare in maniera propositiva per favorire l'operato dei competenti organi giudiziari, augurandoci che facciano definitivamente chiarezza sulla discarica di Magliano Romano.

I sette ricorsi al Tar del Lazio vinti, su altrettante autorizzazioni rilasciate dagli uffici regionali, ci danno, e devono dare a tutti, la certezza che la nostra è una battaglia di civiltà: siamo convinti che senza il nostro operato, e quello di altre associazioni, comitati, cittadine, cittadini ed amministrazioni comunali, oggi, sicuramente, staremmo parlando non di ipotesi di sito per i rifiuti di Roma, ma di certezza. Ma ciò non basta – spiegano ancora gli associati - le molteplici interrogazioni parlamentari ed al Consiglio Regionale, dalle quali si evince che già nell'atto di rilascio della prima autorizzazione, concessa dal Comune di Magliano Romano nel 2007 che ha trasformato una cava in una discarica, forse non sono state rispettate le indicazioni normative, sollevano interrogativi sui quali andrebbe fatta definitiva chiarezza”.