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Rieti, lezioni in presenza a settembre, i docenti frenano

Monica Puliti
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Un anno scolastico orribile, peggiore del precedente, quello che studenti e insegnanti si sono appena lasciati alle spalle: il Covid ha costretto a lunghi mesi di “prigionia” in casa, con ragazzi incollati davanti al pc per seguire, male, le lezioni a distanza. Un anno duro anche per i presidi, che spesso hanno dovuto “inventare” il modo per organizzare al meglio ogni cosa in una situazione inedita e complicatissima, così come per le famiglie; insomma, un’esperienza che tutti sperano di essersi lasciati definitivamente alle spalle.

Speranza che ha ripreso vita con le parole dell’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, che lunedì scorso ha detto che a settembre nel Lazio la didattica a distanza non ci sarà “perché si riuscirà a vaccinare il 70/80% degli studenti sopra i 12 anni” e anticipando che dopo Ferragosto ripartiranno le somministrazioni visto che il richiamo è a 21 giorni e che perciò si farà in tempo per l’inizio dell’anno scolastico. “E’ quello che ci auguriamo tutti – commenta la preside del liceo scientifico Jucci, del classico Varrone e dell’istituto Luigi di Savoia, Stefania Santarelli -, ma dipenderà da come procederà la campagna vaccinale. Sentivo poco fa al tg che c’è un’alta percentuale di docenti che non si è vaccinata, mentre il virus, inutile dirlo, continua a circolare: ho appena saputo che un ragazzo impegnato con gli esami di riparazione è risultato positivo. Speriamo davvero che ci siano le condizioni per tornare a lavorare in presenza perché un altro anno di dad sarebbe difficile da affrontare”. “Si parla tanto di scuola ma non si riesce mai a mettere un punto attraverso l’adozione di misure che la rendano un posto sicuro – dice la professoressa del Rosatelli, Sandra Zingaretti – penso alla riduzione degli studenti in modo che le classi siano numericamente più snelle o a sistemi di aerazione, come quelli adottati in Germania, che consentano loro di stare in aula senza indossare la mascherina”.

Più critica Elisabetta Occhiodoro, professoressa all’istituto Elena Principessa di Napoli: “Siamo stufi di dichiarazioni puntualmente smentite da una serie di circostanze – dice – così come siamo stanchi della dad che ci auguriamo sia un’esperienza archiviata. Mi chiedo piuttosto perché a settembre si tornerà alla didattica in presenza: perché nel frattempo saremo stati tutti vaccinati o perché avremo finalmente adeguato le scuole al Covid (finora siamo stati noi ad adeguarci al virus)? E’ stata una fase contrassegnata da tante, troppe incongruenze: perché, ad esempio, fino all’8 giugno facevo i compiti in classe in aula e poi in quella stessa aula non era possibile tenere gli scritti per l’esame di maturità?”. Critica anche Roberta Begi, insegnante allo Jucci: “Questi proclami lasciano il tempo che trovano, certo che la volontà è di rientrare in classe ma non abbiamo la sfera di cristallo e non possiamo sapere cosa accadrà da qui a settembre”.