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Rieti, "chi può paghi gli studi ai meritevoli". Iniziativa della Mensa Santa Chiara: "sempre più famiglie in difficoltà"

Monica Puliti
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E’ un andamento stabile quello che seguono bisogno e povertà in questa lunga fase pandemica. “Il trend è identico a quello di un anno e mezzo fa – dice Stefania Marinetti della mensa di Santa Chiara –, non c’è alcuna regressione nella domanda di aiuto che ci arriva quotidianamente”. Una domanda a 360 gradi e che non riguarda soltanto, dunque, un pasto caldo cui accedere una volta al giorno nei locali di via San Francesco. “Non è solo il cibo, ma anche il pagamento delle bollette, degli affitti, dei mutui, delle tasse universitarie - aggiunge la responsabile -, necessità diffuse a cui cerchiamo di far fronte grazie anche alla generosità dei reatini che rispetto al problema della povertà hanno dimostrato di essere persone sensibili e generose attraverso una risposta incredibile, che non ci aspettavamo: San Francesco non è passato a Rieti invano”.

Le tasse universitarie dicevamo: “Tra i tanti problemi generati dalla pandemia c’è quello, odiosissimo, delle famiglie che devono rinunciare a far studiare i figli all’università, una cosa inaccettabile alla quale stiamo dando risposta attraverso l’iniziativa ‘adotta uno studente’ grazie alla quale già 5 ragazzi sono stati ‘adottati’ da altrettante famiglie che li sosterranno nel loro percorso di studi universitari”. L’anonimato è garantito al punto tale che le famiglie che hanno aderito non conoscono i giovani cui stanno offrendo la possibilità di un futuro migliore: a fare incontrare domanda e offerta è ancora una volta la mensa di Santa Chiara. “Abbiamo bisogno di chiunque voglia aiutarci – l’appello di Stefania Marinettie se ci sono famiglie che hanno la possibilità di sostenere studenti meritevoli in questo percorso si facciano avanti contattandomi al numero 333.6593752”.

 

A chiarire i termini del bisogno intervengono i numeri: la richiesta, rispetto alla fase pre pandemica, è più che quadruplicata e se prima – fino a gennaio 2020 - la mensa assicurava tra i 30 e i 40 pasti al giorno, tra febbraio e maggio la richiesta è schizzata a 150, così come il numero delle famiglie seguite dai volontari, 90 tra Rieti e provincia prima della pandemia, salite nel frattempo a 495. “L’aiuto arriva a casa quando si tratta di paesi sperduti, di gente che non ha la macchina per potersi muovere, che ha perso il lavoro e non sa come comprare i beni di prima necessità”. Tutto questo grazie al lavoro infaticabile dei volontari che si prodigano per chi bussa alla porta della mensa.