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Rieti, i ristoratori: "Mancano camerieri, colpa del reddito di cittadinanza”

Tania Belli
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In Sabina, come del resto nell’intera Provincia di Rieti, sta emergendo, sempre di più, un fenomeno, che sembra esserci accentuato a seguito della emergenza sanitaria provocata dal Covid-19. Un fenomeno di cui si fanno portatori i responsabili di MIO Italia, che attualmente si configura come la più grande associazione che riunisce i componenti del settore Horeco. In particolare, per quanto riguarda il reatino, a spiegare il problema, e proporre una possibile soluzione, è Raniero Albanesi, referente per il Lazio e, dunque, per Rieti di Mio, il quale parla di vera e propria criticità di manodopera per il comparto dell’ospitalità a tavola.

Un comparto che, precisa Albanesi, lamenta “mancanza di personale di sala e di cucina, a causa del reddito di cittadinanza che spinge giovani e meno giovani a trascorrere il tempo sul divano e/o a fare lavori saltuari in nero; e la nostra provincia – puntualizza Albanesi –, non fa eccezione rispetto a tale questione, tanto che la scarsità di personale può essere confermata da qualsiasi attività operante in provincia”. Detto questo, Albanesi lancia la sua idea, “una proposta che qualcuno potrebbe definire provocatoria, ovvero, fare in modo che chi, tra i percettori del reddito di cittadinanza, venga assunto nel settore della ristorazione, continui a ricevere dallo Stato il 40% del sussidio previsto, in caso contrario, andrà a perderlo”.

 

Sulla stessa lunghezza d’onda di Albanesi è Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia. “Dopo 14 mesi di inattività, quindi di crisi e fallimenti, il comparto ha ripreso a lavorare a regime, trovandosi però ad affrontare ulteriori emergenze: la mannaia delle tasse (144 scadenze nel mese corrente) e la penuria di personale; pertanto, il Governo vari una manovra di sgravi previdenziali, diciamo del 40%, e i ristoratori metteranno nelle buste paga la cifra risparmiata, così saranno messe a tacere anche le voci di chi si lamenta dei bassi stipendi e alla domanda dove verranno presi i soldi, noi rispondiamo: dallo stesso reddito di cittadinanza”.