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Rieti, "niente licenziamenti neanche dopo lo sblocco". Le rassicurazioni di Federlazio

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A sei mesi di distanza dall’indagine che aveva riguardato l’impatto della prima ondata della pandemia sulle imprese, la Federlazio è tornata quest’anno con una seconda rilevazione che aggiorna sugli effetti economici, sulle modifiche intervenute nei comportamenti imprenditoriali e sulle strategie poste in essere dagli operatori per affrontare i nuovi scenari del post-pandemia. L’indagine è stata condotta mediante questionario online rivolto ad un campione rappresentativo di imprese associate. Il report si riferisce al periodo secondo semestre 2020 e primi mesi del 2021, affrontando quindi in pieno gli effetti dovuti alla seconda ripresa dei contagi.

 

 

Nel 2020 il tessuto imprenditoriale del Lazio ha, nel complesso, evidenziato una particolare capacità di resistenza e, addirittura si è verificato un incremento dell’1,4%, nel numero di imprese attive. Buono l’incremento del numero di imprese attive realizzato nella provincia di Rieti con un +0,88%, valore secondo solo a quello registrato su Roma. Anche la provincia di Rieti ha subito un calo consistente riguardo l’export, in particolare nei confronti dei paesi extra UE. Il livello della produzione non registra alcuna variazione per il 47,8% delle imprese intervistate. L’8,7% sono quelle che hanno avuto un calo superiore al 50% della propria attività; il 17,4% dichiara una contrazione tra il 30% e il 50%. La contrazione degli ordinativi ha coinvolto il 39% delle aziende. Nel 21,7% si è verificata una riduzione superiore tra il 10 e il 30%. Il fatturato complessivo si è ridotto nel 42,3%. Il 58,6% delle Pmi reatine ha dichiarato di aver fatto ricorso alla Cassa Integrazione. Per più della metà (il 58,8%) la richiesta di Cassa Integrazione ha riguardato oltre il 50% del personale aziendale. Per quanto riguarda poi la durata della Cig richiesta, la maggioranza delle imprese (64,7%) non è andata oltre i 3 mesi e solo il 5,9% ha superato i 6. La quasi totalità delle aziende intervistate (93,1%) dichiara di non aver più alcun dipendente in CIG/Covid. In questa rilevazione inserita una domanda sul dibattito che si è sviluppato in questi mesi sullo sblocco dei licenziamenti. I risultati sono apparsi molto interessanti e per certi versi inattesi: ben l’86,2% delle imprese intervistate, anche una volta che cadrà il blocco dei licenziamenti, non prevede alcuna riduzione di personale, a fronte di un solo 3,4% che prevede invece una peraltro leggera riduzione. 

 

 


 

“Se è vero che un imprenditore su due intervistato prevede di poter tornare entro sei mesi/un anno ad una situazione di normalità pre-pandemica, è altresì vero però che semplicemente ‘tornare’ a quei livelli non è più sufficiente oramai in quanto la nostra economia mostrava già un certo affanno. Questo potrà avvenire solo ripensando l’intera organizzazione produttiva, dotandoci di una nuova politica industriale”, dice il presidente Cavallari
“Il dato più significativo della nostra Indagine e che davvero costituisce un elemento di fiducia e di speranza, è quello relativo a cosa potrebbe verificarsi dopo il 30 giugno, una volta scaduto il blocco dei licenziamenti introdotto dal Governo: la stragrande maggioranza delle imprese (86,2%) dichiara di non prevedere licenziamenti nella propria azienda. Ciò rivela che le imprese sono fiduciose di poter rilanciare la propria attività e riportarla, anche se con inevitabile gradualità, alla situazione pre-pandemica”, aggiunge il direttore Davide Bianchino (nella foto).