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Rieti, università. Scontro su debiti e iscrizioni. Fondazione Varrone all'attacco

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Alessandro Toniolli
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Il presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio chiama in causa la Provincia e il Comune per le inadempienze nei confronti del Consorzio Sabina Universitas ma i due enti sono pronti a fare chiarezza su cifre e dati snocciolate durante la conferenza stampa. Da Palazzo d’Oltre Velino Mariano Calisse rifugge la polemica e pur confermando la posizione debitoria dell’ente, si dice disponibile a contribuire anche in modi diversi da quelli attuali, ricordando però che il piano di rientro è stato concordato dal CdA del Consorzio Sabina Universitas. Dal Comune si sceglie di non rispondere nell’immediato ma anche la volontà di ribattere sui numeri esposti da D’Onofrio e di riportare la discussione ad un livello istituzionale.

Mariano Calisse ricorda come “la Provincia nel Consorzio ha una quota di partecipazione bassissima, la riforma Madia di fatto ci impedisce di aumentarla, non fossero state dismesse le quote all’epoca avremmo potuto investire 50 o 60 mila euro all’anno per l’università, cifre oggi alla portata della Provincia”. Circa il pregresso precisa che “la Provincia sconta il debito anno per anno fornendo la sede all’Università, oggi ai geometri, domani nella nuova sede di Palazzo Aluffi. Il debito è agli atti, ma il CdA del consorzio all’epoca, in cui è presente anche la Fondazione Varrone, accettò questo piano di rientro. Ora per dare una iniezione di liquidità al Consorzio stiamo valutando la possibilità di pagare almeno una parte del debito creando liquidità”. Sull’utilità di un “ente intermedio tra Sapienza e Tuscia” Calisse sembra non avere dubbi, “il Consorzio va bene, ma la Fondazione fa bene a chiedere che sia il più snello possibile. Con gradualità bisogna abbassare le spese, ma occorre tenerlo in vita, occorre agire con gradualità anche perché ci sono persone che ci lavorano e a cui bisogna fornire garanzie. La Fondazione deve far capire con chiarezza se ha intenzione di continuare ad investire sul Consorzio, che oggi per i servizi che eroga è fondamentale, D’Onofrio ha comunque fatto un buon lavoro chiedendo di limitare le spese”.

 

 

Dal Comune trapela la volontà di fare chiarezza sui numeri, innanzitutto sul debito dove rispetto ai 718 mila euro citati da D’Onofrio si parla di circa 230 mila euro relativi agli anni passati, mentre sarebbe stato pagato oltre 1,9 milioni per quanto accumulato tra il 2013 ed il 2017 e per le quote degli anni successivi, anticipando 150 mila euro dell’annualità in corso per cui non è ancora stato approvato il bilancio. Anche sugli iscritti i numeri sembrano non combaciare con la facoltà di Ingegneria che conterebbe oltre 230 iscritti destinati a crescere con l’avvio del nuovo anno e della laurea magistrale e Scienze della Montagna che avrebbe oltre 120 iscritti a cui si devono aggiungere tutti gli studenti iscritti ai corsi riservati alle professioni sanitarie. Insomma, lo scontro per ora è solo rimandato.