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Rieti, università. Nessun passo indietro della Fondazione Varrone. D'Onofrio "Crisi colpa di Comune e Provincia"

Paola Corradini
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“Il consorzio è il passato, l’università il futuro”. Questo il concetto che il presidente della Fondazione Varrone ha ribadito durante la conferenza stampa convocata ieri pomeriggio, lunedì 7 giugno, a Palazzo Potenziani. Chiaro e chirurgico D’Onofrio ha basato il suo intervento su cifre e dati spiegando che Università e Consorzio sono unita distinte. Consorzio per il quale, in dieci anni, “sono stati spesi 20 milioni di euro, una cifra spropositata se si pensa che le spese riguardano i costi accessori e corsi universitari che portano 120 studenti l’anno tra il corso di ingegneria in inglese e scienza della montagna. Gli altri 390 riguardano l’offerta formativa con la convenzione tra Asl e Sapienza per tecnici sanitari”. 

Una stoccata per il Comune che, “a settembre 2020 doveva 718 mila euro a chiusura di bilancio, mi dicono che ha pagato parte della somma, ma tornerà lo stesso debito con la nuova quota. È vero che siamo sotto elezioni ma se dicono abbiamo pagato tutto non è la verità”. E poi torna ai conti del Consorzio e alle spese con numeri che definisce “inadeguati. Il problema del Consorzio è che non è mai stato in attivo e ora la situazione è critica con spese troppo alte, come sosteniamo da cinque anni, a ciò si aggiunga che Comune e Provincia hanno un debito troppo alto che oggi segna un milione e seicentomila euro”. “Oggi la Fondazione - ha sottolineato - non ha alcun debito ma la domanda è come faccia un consorzio a reggersi in piedi se i soci non pagano”. In merito al bilancio respinto tiene a precisare che “è stato approvato solo dal Comune e da Regnini che è comunque espressione dell’Ente. I miracoli li abbiamo sempre fatti, ma l’elevato livello dei costi per i servizi come confermato dalla Corte dei Conti è circa il 43% del fatturato ed è impensabile. Noi non facciamo politica e non ma non diciamo bugie”.

 

Poi la conferma che “La Fondazione è sempre stata disponibile a salvare il Consorzio che svolge un servizio e mai ci è venuto in mente di togliere un servizio all’università - sottolinea D’Onofrio - ed abbiamo anzi detto che va rilanciata”. Come? “Con un tavolo per dare una ripartenza al territorio perché la nostra posizione è sempre la stessa. Oggi non si tratta di discutere di soldi, ma chiedere una vera università a Rieti perché è il consorzio non è l’università. L’onorevole Fabio Melilli ha garantito che c’è la possibilità di far arrivare contributi per l’offerta formativa; dobbiamo chiedere una parità di diritti come hanno le altre provincie laziali, basta pagare i corsi. Serve un’Università che tenga conto delle risorse del territorio è come dice Melilli, con la disponibilità di fondi regionali e del Recovery potrebbe essere possibile”. In chiusura D’Onofrio ribadisce: “di non volere bruciare il Consorzio e chiudere l’università come pensa qualcuno, ma dobbiamo pensare ad una vera università a Rieti perché questo è il futuro e l’unica che può fare questa operazione è La Sapienza che può impegnarsi molto di più su Rieti affrontando dei costi e credo che questi fondi possano essere ben spesi se convinciamo l’ateneo romano ad investire sul nostro territorio”.