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Monterotondo, rissa a bottigliate tra ragazze nel centro storico. Il video che mette paura. I residenti: "Siamo esasperati"

Matteo Torrioli
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L’ennesima rissa, l’ennesima notte di urla, schiamazzi e proteste. Ancora una volta i cittadini del centro storico si sono sentiti costretti a protestare nei confronti del sindaco di Monterotondo Riccardo Varone. Questa volta è un video (clicca qui per vederlo) a testimoniare la notte di follia di alcuni ragazzi e ragazze che, per i soliti futili motivi, se le sono date di santa ragione svegliando un intero quartiere. Addirittura una ragazza, nei racconti di uno dei testimoni, era stata bloccata a terra da altre coetanee che si affrontavano a colpi di bottiglie di birra.

“Gli abitanti di questo centro storico non possono più vivere in questa situazione che più volte e in più sedi hanno dichiarato essere insostenibile e di grave pregiudizio – scrivono i membri dell’Associazione Centro Storico in Movimento che hanno documentato l’ultimo accaduto -. I cittadini e gli abitanti del borgo vogliono che i loro diritti costituzionali non siano più violati da simili episodi e comportamenti. Cioè, il diritto alla salute, all’inviolabilità del domicilio, al godimento della proprietà”. Dopo questa forte accusa è intervenuto il sindaco Riccardo Varone. “Il piano di sicurezza straordinario per il centro storico, al quale avevamo lavorato nei primi mesi del mio mandato e poi accantonato a causa delle urgenze legate alla pandemia, torna ora all’ordine del giorno” ha spiegato il primo cittadino, consapevole però che queste misure non basteranno per fermare certi fenomeni. Varone ha chiamato in causa le famiglie: “Occorre che le famiglie facciano la loro parte, vigilando sui loro ragazzi e sulle loro ragazze, guardandoli e intervenendo quando tornano a casa ubriachi. Occorre che gli esercenti si rifiutino di servire da bere a chi è palesemente su di giri. Occorre che le parti in causa, tutte le parti in causa, facciano la propria parte e che non sacrifichino in nome dei propri diritti esclusivi, pure sacrosanti, la capacità di concorrere per ristabilire regole di civiltà, consapevolezza e rispetto. Lo si può fare in parte in maniera coercitiva – e lo faremo – ma non basta: occorre agire su un piano più profondo”.

 

Varone non vuole lo “stato di polizia permanente” per “garantire la sopravvivenza del centro storico”. “Non bastano divieti e controlli. Occorre una consapevolezza e un rispetto, per se stessi prima ancora che per gli altri e per il luogo in cui si è ospiti, in assenza dei quali ci troveremo sempre a fare i conti con una inciviltà diffusa – ha concluso Varone - non circoscrivibile, pervasiva. Come una malattia”.

 


M. T.