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Rieti, ammanchi nelle casse del Comune di Montopoli di Sabina. Condanna definitiva per l'ex ragioniere e per un'impiegata

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La sesta sezione della Corte suprema di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità totale dei ricorsi presentati dai dipendenti del Comune di Montopoli di Sabina responsabili del maxi ammanco nelle casse comunali di quasi un milione di euro. La Cassazione ha di fatto confermato la sentenza della Corte d’appello che ha condannato a 4 anni e sei mesi di reclusione l'ex responsabile del settore economico del Comune, Gino Giannini, e a 2 anni e sei mesi l’altra dipendente Rosalba Gaetani. Allo stesso tempo la Cassazione ha confermato anche la condanna a restituire il maltolto al Comune di Montopoli di Sabina per un importo che ammonta a 943 mila euro.

La sentenza, molto attesa, è stata accolta con soddisfazione dal sindaco di Montopoli di Sabina, Andrea Fiori, che all’epoca dei fatti non ricopriva il ruolo di primo cittadino. Per Fiori si tratta di “una pronuncia importante che aspettavamo da tempo. Un risultato che pone un punto fermo su una pagina dolorosa per il Comune di Montopoli di Sabina e per l’intera comunità, iniziata nella passata consiliatura quando l'allora sindaco, Antimo Grilli, scoprì l'ammanco e iniziò l’iter a difesa dell'Ente”.

 

Il Tribunale di Rieti condannò in primo grado l'ex responsabile economico dell'Ente, Gino Giannini, a 5 anni e 8 mesi, e l'ex impiegata Rosalba Caetani a 4 anni, con l'aggiunta dell'interdizione perpetua dei pubblici uffici. Il primo grado di giudizio confermò  l'impianto accusatorio, che ha ritenuto gli ex dipendenti pubblici responsabili del maxi-buco di bilancio generato nei conti del Comune. Un ammanco complessivo di circa 700mila euro, che ha rischiato di mandare in crack le finanze dell'ente, costretto a intraprendere un lungo e tortuoso piano di riequilibrio per pareggiare i conti anno dopo anno. I giudici del tribunale reatino, oltre alle condanne già citate, hanno inoltre fissarono alcune provvisionali immediatamente esecutive per ciascuno dei due imputati: nei confronti di Giannini, ritenuto il principale artefice dell'ammanco di fondi pubblici, l'importo in solido è stato quantificato in circa 273mila euro, mentre per la Caetani la somma è di 14mila 674 euro, più la confisca degli immobili nelle rispettive responsabilità.