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Terremoto, crollo campanile Accumoli. Tutti assolti. I parenti delle vittime: "Una vergogna"

Alessandro Toniolli
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Il processo per il crollo della torre campanaria di Accumoli si conclude con l’assoluzione di tutti gli imputati. Erano da poco passate le sedici e trenta di venerdì 4 giugno quando il giudice Riccardo Giovanni Porro ha pronunciato la sentenza: assoluzione per l’ex sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, il responsabile unico del progetto architetto Pier Luigi Cappelloni, il collaudatore statico amministrativo dei lavori architetto Mara Cerroni, i progettisti e direttori dei lavori ingegnere Alessandro Aniballi e architetto Angelo Angelucci, il geometra Giuseppe Renzi e l’ingegner Matteo Buzzi, tecnico incaricato dalla Diocesi di Rieti. Per tutti assoluzione secondo il primo comma dell'art. 530 del Codice di Procedura Penale, quindi con il raggiungimento della prova di non colpevolezza, perché il fatto non costituisce reato per Matteo Buzzi e Stefano Petrucci, perché il fatto non sussiste per gli altri coinvolti. Il Pubblico Ministero incaricato dell’accusa, Lorenzo Francia, aveva richiesto per tutti una condanna a 6 anni di reclusione per i reati di omicidio colposo e disastro colposo. Una richiesta evidentemente respinta dal giudice monocratico Riccardo Giovanni Porro

 


Si conclude in questa maniera il primo grado del processo seguito ai tragici fatti della notte del 24 agosto 2016 in cui persero la vita Andrea Tuccio, sua moglie Graziella Torroni ed i loro figli Stefano di 8 anni e Riccardo di appena 9 mesi. Circa cinquanta le udienze svolte con il coinvolgimento di consulenti come il professor Braga, il professor De Felice, l’ingegnere Guida, l’ingegnere Grazioso, l’ingegnere Moroni per le difese ed il professor Salvatori e l’ingegnere De Sortis per l’accusa.  Un processo che per le implicazioni anche umane dei fatti ha attirato l’attenzione della stampa nazionale e che ha visto coinvolti alcuni dei più importanti avvocati del foro reatino, Stefano Marrocco per il Comune di Accumoli, Mario Cicchetti per il sindaco Stefano Petrucci coinvolto nella doppia veste di amministratore pubblico e tecnico, Giuseppe Bellomo per la Diocesi di Rieti, Mariella Cari per l’ingegner Buzzi, Rocco Cerroni e Riziero Angeletti per l’architetto Mara Cerroni, Daniela Munzi ed Elena Labonia per il geometra Anniballi.  Il giudice Riccardo Giovanni Porro ha inoltre disposto il dissequestro e la restituzione dell’area, ora occorrerà attendere novanta giorni per il deposito delle motivazioni e per apprendere se la Procura di Rieti intenderà ricorrere in appello. 

 

“È una vera vergogna. Ci sono stati quattro morti e ma non ci sono colpevoli per questa tragedia immane. La legge italiana ha appena affermato che mio fratello è morto per se stesso – dichiara il fratello di Andrea Tuccio –. Non volevo vendetta ma sono rimasto deluso dalla giustizia italiana”. “Responsabilità penale non pervenuta, ma forse ci sarà un risarcimento per motivi civili” fanno sapere i legali della famiglie delle vittime che sono pronti a dare ancora battaglia. Nessuna dichiarazione invece è stata rilasciata dagli avvocati dei sette imputati come dimostrazione di rispetto nei confronti delle vittime, ed un processo lungo caratterizzato dal coinvolgimento di tecnici di livello assoluto. Hanno preferito restare lontano da microfoni e taccuini subito dopo la lettura della sentenza da parte del giudice monocratico Riccardo Giovanni Porro.