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Rieti, 400 posti di lavoro a rischio con lo sblocco dei licenziamenti

Luigi Spaghetti
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Le aziende potranno licenziare dal prossimo 1° luglio. Al momento i sindacati guardano a questa data con estrema preoccupazione che disegna uno scenario a tinte fosche per quanto riguarda l’occupazione con centinaia di posti a rischio. “Almeno quattrocento” provano a stimare i sindacati anche se fondamentale sarà quello che accadrà nei prossimi giorni e sull’eventuale proroga del blocco dei licenziamenti almeno fino ad emergenza finita. Resta, però, la preoccupazione sulla tenuta sociale di un territorio già fortemente penalizzato non solo dal Covid e che nel 2020 ha visto già andare in fumo 600 posti di lavoro e fare ricorso a oltre tre milioni di ore di cassa integrazione. E i primi quattro mesi del 2021 non sono certo migliori. Secondo i dati forniti da Inps, ad aprile le richieste di cassa integrazione pervenute sono state 294 (settore industria di cui 239con causale covid), 578 (settore edilizia di cui 278 con causale Covid), 235 (Fis di cui 232 covid) e 1262 (cassa in deroga di cui 1184 con causale Covid): per un totale di 2396 contro le 4.459 complessive del 2020.

 

“Al momento – spiega Luigi D’Antonio della Fiom Cgil - ci sono molte aziende che stanno utilizzando la cassa integrazione, da quelle grandi a quelle di piccola e piccolissima dimensione. Solo per citarne alcune più grandi, stiamo utilizzando ed abbiamo utilizzato la Cig alla Telpress, alla Elexos, alla Smd, alla Lombardini e alla Phoenix. Alla Elexos e alla Smd, in particolare, abbiamo anche quella per cessazione di attività: per la Elexos (23 i dipendenti in cig, ndr) propedeutica al reinserimento in Seko, invece per la Smd (40 i lavoratori interessati, ndr) il problema è proprio la cessazione delle attività. Nei primi mesi dell'anno – continua D’Antonio - c'è stato un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali e questo, unito al blocco dei licenziamenti, ha fatto si che ci fosse una tenuta sociale anche nel nostro territorio. Lo sblocco dei licenziamenti creerebbe la perdita di centinaia di posti di lavoro e questo sarebbe inaccettabile, uno schiaffo al mondo del lavoro”.

 

Per il sindacalista della Fiom si può parlare di sblocco “solo quando ci sarà una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali in modo che nessuno venga lasciato indietro. Se poi le imprese possono chiedere il sostegno pubblico, questo deve essere condizionato al mantenimento dei livelli occupazionali. È sbagliato far passare il messaggio che le imprese possano andare avanti solo licenziando. Se Confindustria parla di rimbalzo del PIL e questo è avvenuto nonostante il blocco dei licenziamenti, dunque non è vero che lo stesso blocco ingessa il sistema. I lavoratori sono quelli che stanno tirando fuori il Paese dalla crisi e non possono pagare per primi quando si sta intravedendo un minimo di ripresa” conclude Luigi D’Antonio della Fiom Cgil.