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Rieti terremoto. Sono ancora 114 le famiglie che vivono fuori casa. A quasi 5 anni dal sisma restano 304 sfollati

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Luigi Spaghetti
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A quasi cinque anni dal quinto anniversario del sisma del Centro Italia che ha raso al suolo Amatrice e Accumoli, l’emergenza abitativa è ancora tangibile anche nel capoluogo dove pure gli affetti di quelle scosse devastanti e mortali, sono stati limitati. In città, infatti, a parlare sono i numeri: 144 famiglie sono costrette ancora a vivere lontano dalle proprie abitazioni risultate danneggiate e quindi dichiarate inagibili dopo i terremoti del 2016 e del 2017. Nuclei familiari che ancora percepiscono il contributo di autonoma sistemazione (Cas) con importi che variano da un minimo di 400 a un massimo di 1.500 euro mensile a seconda del numero dei componenti del nucleo stesso. Complessivamente sono 304 persone, di cui 54 disabili e 97 over 65 costrette a vivere in abitazioni diverse dalle proprie. Per queste famiglie il Comune di Rieti ha erogato proprio in questi giorni per il periodo che va da febbraio a giugno un importo complessivo di 313.575, 70 euro. E sarà così fino al prossimo 31 dicembre come previsto dal decreto. 

 


Ma come è possibile che a distanza di 5 anni dal terremoto sono ancora così numerose le famiglie che non hanno potuto far ritorno nelle proprie abitazioni? La maggior parte delle quasi 400 abitazioni danneggiate si trovano all’interno delle mura, e quindi molto vecchie, mentre sono poche quelle situate nei quartieri periferici costruite tra gli anni 60 e 70. Ma finalmente la ricostruzione privata prova a decollare anche nel capoluogo. Dopo i cantieri aperti (o che stanno per aprire) dall’amministrazione comunale per la realizzazione di opere pubbliche si cominciano a sbloccare i progetti di ricostruzione o ristrutturazione presentati dai privati e che nelle ultime settimane hanno avuto una importante accelerazione. Compresi i cantieri che riguardano il famoso Superbonus 110 percento. “Finalmente – ha spiegato il sindaco Antonio Cicchetti – chi ha la possibilità di girare per la città si rende conto che, distanza di anni, finalmente qualcosa comincia a muoversi. Semmai il problema è che sta arrivando tutto insieme, addirittura c’è qualche freno che è costituito dal fatto che lo Stato nel trasferire ai Comuni la funzione di controllo sul 110 percento e sulla ricostruzione sostanzialmente non ci ha dato gli strumenti, cioè il personale, per far fronte a questa aumentata richiesta. La richiesta di accesso agli atti è quadruplicata e questo sta mettendo a dura prova i nostri uffici preposti”.

 

Il problema comunque non riguarda solo Rieti ma tutti i Comuni d’Italia. “Mi viene addirittura il sospetto – riprende Cicchetti – che questo rallentamento sia dovuto al fatto che il governo si sia reso conto che questa operazione che sta prendendo piede tra i cittadini sia troppo costosa. Le grandi imprese che partecipano alla sistemazione di questi edifici o dal punto di vista della stabilità o dal consumo energetico poi non pagheranno le tasse e ho l’impressione che ci sia quasi un tentativo di frenata perché c’era una decisione di dare ai Comuni per fare fronte a questa emergenza la facoltà di assumere del personale ma che nella realtà non ha trovato compimento. Per quanto riguarda il Comune di Rieti – continua Cicchetti – ci stiamo attrezzando per far fronte alle esigenze della gente che ogni giorno ci richiama al senso del dovere rafforzando ulteriormente il personale presente”. 
Ovviamente l’elenco dei richiedenti è sottoposto periodicamente a controlli incrociati da parte di polizia locale, guardia di finanza e carabinbieri per accertare se i richiedenti risiedano al domicilio indicato e non nell’abitazione danneggiata dal sisma o se abbiano compilato correttamente tutti i dati richiesti dalle domande autocertificate. Tutto questo a prova di furbetti del Cas.