Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Rieti, morte Franco Eleuteri, riaperto il caso. La moglie: "Ci sono nuovi indizi, voglio la verità"

Paola Corradini
  • a
  • a
  • a

Dopo due archiviazioni è stato riaperto il caso, con l’inchiesta passata alla Procura de L’Aquila, sulla morte di Franco Eleuteri, che il 28 maggio del 2017, a soli 62 anni ha deciso di farla finita con un colpo di fucile alla testa nella taverna della sua abitazione di Vazia. Era domenica mattina presto e a trovarlo è stata la moglie Marina Alberti di rientro dal turno di notte. Pensava si fosse addormentato con il capo sul tavolo ma le sono bastati pochi istanti, mentre si avvicinava al marito, chiedendogli perché avesse dormito lì, per capire che Franco non c’era più. Sono quattro anni che Marina e i suoi tre figli lottano per avere giustizia.

 

Franco Eleuteri era da 12 anni caporeparto della macelleria in uno dei supermercati Carrefour de L’Aquila, stimato e gran lavoratore, ha vissuto 7 mesi infernali prima di arrivare alla decisione di farla finita. Accanto a lui alcune lettere, che la moglie ha potuto leggere solo dopo un anno e mezzo, dove Franco racconta l’inferno passato negli ultimi tempi con una chiara situazione di mobbing sul luogo di lavoro. La lettera, sequestrata dai carabinieri, aveva fatto scattare subito un’inchiesta della Procura di Rieti contro ignoti, con ipotesi di istigazione al suicidio. Ieri a confermare che la storia non è chiusa, la moglie Marina e il suo legale, Riziero Angeletti. È sempre Marina ad aver dichiarato ieri pomeriggio, prima della cerimonia in ricordo di Franco, con una messa a la basilica di Sant’Agostino a Rieti, di aver raccolto e portato alla luce insieme ai suoi legali, nuovi indizi che i giudici non hanno mai valutato. Da qui la riapertura del caso.

 

“Morto per mobbing sul lavoro” c’è scritto nel manifesto per la commemorazione affisso in questi giorni in città. È sorridente Franco nella foto scelta da Marina per ricordarlo. Aveva una moglie, tre figli e un nipote di tre anni quando ha deciso che era ora di farla finita perché, racconta Marina, “le vessazioni subite lo avevano distrutto. Abbiamo vissuto per sette mesi come se avessimo un malato terminale dentro casa. Non era più Franco, lo hanno ucciso lentamente, sono stati loro a tirare il grilletto. Finché avrò vita combatterò perché emergano le responsabilità, io non mi arrendo” dice Marina che sulla storia ha scritto un libro, “Morire per niente” dove fa nomi e cognomi denunciando quando accaduto.  “Mio marito - aggiunge - si è ucciso con un colpo di fucile perché non sopportava più la distruzione di 12 anni di lavoro da parte di chi lo ha vessato”. Troppe cose non tornano e Marina va avanti perché vuole giustizia e perché “Raccontando quello che hanno fatto a Franco possiamo salvare tante vite”.  Quando ha trovato Franco senza vita Marina non lo aveva visto, sono stati i carabinieri a consegnarle un biglietto scritto prima di spararsi: “Fai ciò che devi, tu sai. Vi ho voluto sempre bene e vi guardo da lassù'”.