Rieti, Covid dramma per bar e ristoranti. Hanno chiuso 45 locali. Grillotti: "Bollettino di Guerra"

Alessandro Toniolli
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Il settore della ristorazione si prepara con fiducia e coraggio alla ripartenza, confortato anche dai dati sull’evoluzione della pandemia e dall’allentamento del coprifuoco che permette di circolare fino alle 23. Le condizioni meteorologiche non aiutano, con una primavera particolarmente piovosa che danneggia ulteriormente, visto l’obbligo di poter consumare i pasti esclusivamente all’aperto. Ma il 2020 per il settore è stato un anno tremendo ed al di là della percezione comune a testimoniarlo sono i dati, in provincia di Rieti sono 45 le aziende che hanno chiuso a fronte di solo 26 aperture, nel capoluogo 11 con solo 3 nuove iscrizioni alla camera di commercio, nel Lazio 2531 aziende non ce l’hanno fatta e 704 si sono iscritte alla Camera di Commercio, il dato nazionale recita 22.549 chiusure e 9.027 nuove aperture.

 

Sembra di confrontarsi con un vero e proprio bollettino di guerra. Elia Grillotti, titolare del ristorante La Corte e presidente dell’associazione di rappresentanza dei ristoratori Confcommercio concorda “è un bollettino di guerra, ma era sottinteso e prevedibile. Vivendo già in uno stato dove la pressione fiscale in tempi normali è alle stelle, mediamente chi lavora lo fa non per guadagnare ma per sopravvivere, non si può più dire che si investe, si può dire che si lavora in prima persona per sopravvivere”. Un anno difficile quello che racconta “ci hanno tolto l’orario del pranzo, quello della cena, ci hanno chiuso, non hanno provveduto ad elargire ristori idonei in rapporto agli incassi non avvenuti, non bloccano gli affitti, né una serie di costi fissi, e a questo proposito posso fare un esempio personale: dopo un anno e mezzo di chiusura del mio ristorante mi sono arrivati 3.000 euro di acqua da pagare, come ho fatto a consumare tanto se ero chiuso?”.

 

I problemi ci sono soprattutto per le attività più piccole “chi come me si barcamena tra molte attività riesce anche a sopravvivere, ma chi basava tutta la sua vita su una ristorazione giornaliera è quasi scientifico che debba chiudere”. Sui dati reatini “siamo stati bravi se hanno chiuso solo 11 attività”. Per il futuro prossimo è moderatamente ottimista “per il prossimo fine settimana prevedo una piccola ondata nel serale, con i clienti rincuorati dal fatto di poter restare seduti un’ora in più”. Resta il problema delle cerimonie “la sopravvivenza della ristorazione tutta o quasi si basa sulla banchettistica, che è ancora bloccata. Speriamo si arrivi presto ad una riapertura, perché se non si fanno i grandi numeri, se la gente non torna a a festeggiare c’è poco da lavorare”. Per la fascia del pranzo, lo smart working, soprattutto degli statali, continua Grillotti, ha influito negativamente, come il coprifuoco alle 22 “speriamo che lo spostamento alle 23 e quello che si spera presto per la mezzanotte si possa tornare a lavorare”.