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Rieti Covid, trecento denunce per contagi sul lavoro

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Sfiorano quota 300 i casi di contagi da Covid 19 sul lavoro a Rieti e provincia: da gennaio 2020 al 31 marzo scorso le infezioni professionali contratte da lavoratrici e lavoratori nel nostro territorio sono state infatti 284, il 2,7% del totale dei contagi nel Lazio. A dirlo sono i numeri forniti dalla Uil Rieti e della Sabina Romana che ha elaborato i dati Inail riferiti al periodo indicato, dai quali emerge una disparità di genere che la pandemia ha accentuato. Nel dossier è indicato infatti che le donne sono state in assoluto le più esposte al contagio del virus con un numero di denunce in rosa che nel Reatino – unico territorio nel Lazio - sono state più del doppio rispetto a quelle dei colleghi uomini; non a caso il 61% di tutte le segnalazioni censite nella regione sono state al femminile, disparità che tradotta in numeri a Rieti e provincia si è concretizzata in un picco di 205 casi accertati dall’Inail tra le lavoratrici e 79 tra i lavoratori.

 

Quanto alle fasce d’età, la più colpita, sempre per restare nel nostro territorio, è stata quella tra i 50 e i 64 anni con 138 denunce, seguita da quella tra i 35 e i 49 anni con 111 casi; è andata meglio agli under 34 e agli over 64, rispettivamente con 31 e 4 denunce di infortunio sul lavoro legato al contagio da Coronavirus. Nel focus del sindacato di viale Matteucci è indicato anche il mese più critico per le infezioni di origine professionale, vale a dire novembre 2020, in piena seconda ondata: è lì che si è concentrato il 23,8% delle 10 mila 370 denunce laziali censite da inizio pandemia (49 delle quali hanno avuto esito mortale e una di queste si è verificata a Rieti). Tra le professioni più esposte quelle del settore sanitario e dell’assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili) al primo posto da nord a sud del Paese con il 67,5% di infezioni professionali e il 27,4% dei casi mortali. A seguire l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità, Asl e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,2% dei contagi e il 9,6% dei casi mortali. 

 

Conseguentemente nel Lazio le professioni più colpite sono state quelle dei tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti, tecnici sanitari di radiologia), medici, primari, anestesisti; ma non sono sfuggiti al contagio i portantini, i collaboratori scolastici, i dipendenti delle ditte di pulizia, gli assistenti domiciliari e sociosanitari. “Rispetto alle nostre precedenti rilevazioni – commenta Alberto Paolucci, segretario generale della Uil Rieti e Sabina romana – tra febbraio e marzo scorsi si è registrata una inversione di tendenza. Considerando infatti soltanto questi due mesi, su scala nazionale si nota che nel settore della sanità e dell’assistenza sociale le infezioni professionali sono scese sotto la soglia del 50%, ciò è frutto della campagna di vaccinazione, partita proprio dal personale sanitario. Ma il rovescio della medaglia che adesso allarma è che altri settori, come i trasporti e il commercio, stanno registrano invece un incremento di contagi. E questo dimostra quanto sia necessario accelerare la vaccinazione di tutta la popolazione”.