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Fiano Romano, scoperta raffineria della droga. Cocaina e hashish destinati a Tor Bella Monaca

Paolo Giomi
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Fiano Romano, una vera e propria raffineria per il taglio e il confezionamento delle dosi di cocaina destinate al rifornimento di una delle piazze di spaccio più importanti d’Europa, il cosiddetto “Ferro di Cavallo” di Tor Bella Monaca, quadrante est di Roma. Dove, ieri notte, una nuova imponente operazione dei carabinieri del gruppo di Frascati, denominata “Alcatraz”, ha smantellato la piazza di spaccio di via Camassei. 

 

Che aveva messo in piedi la base operativa per la preparazione della droga fuori città, in un immobile di Fiano Romano, scoperto e sequestrato grazie alla collaborazione investigativa dei militari della compagnia di Monterotondo, che hanno preso parte alle indagini, ricostruendo il legame tra il locale adattato alla preparzione al confezionamento delle dosi e la famiglia romana a capo di un’organizzazione più che strutturata: 35 le persone destinatarie di altrettanti provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Roma, su input della Direzione distrettuale antimafia, 11 dei quali in carcere, 10 ai domiciliari e 14 con obbligo di dimora.
Sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi per verificare l’entità della permeazione nel territorio tiberino di un’organizzazione ch agiva movimentando masse di stupefacenti per guadagni al di poco inferiori ai 250 mila euro settimanali.

 

Nel corso di un anno di indagini serrate sono stati sequestrati complessivamente 4 chilogrammi di cocaina, 2 chilogrammi di hashish e 100 mila euro in contanti, ai quali, ieri notte, si sono aggiunti i locali di Fiano Romano, una tabaccheria nel territorio romano e due imbarcazioni ormeggiate in un molo del porto di Fiumicino, per un valore stimato complessivo di quasi mezzo milione di euro, frutto dell’attività di spaccio.


La droga, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, veniva trasportata all’ingrosso a Fiano Romano, e lì stoccata, lavorata e confezionata nei tradizionali “pezzi”, che poi prendevano la volta di via Camassei, dove venivano spacciati senza interruzione, 24 ore al giorno, dai pusher del luogo, suddivisi in turni di 8 ore come veri e propri dipendenti di un’azienda, con tanto di “capi turno”. Questi ultimi, poi, riferivano direttamente ai tre componenti della famiglia al timone della piazza di spaccio, sgominata appena 7 giorni dopo quella di Frascati. Anche allora ci fu un collegamento con il territorio sabino, con uno degli arrestati individuato dai carabinieri della compagnia di Poggio Mirteto nel territorio di Montopoli, dove era residente.