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Rieti, vaccini in farmacia. "Medici presenti, oppure partono le denunce", la minaccia del presidente dell'ordine Enrico Tittoni

Monica Puliti
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“La prima farmacia che dovesse somministrare vaccini anti Covid senza la presenza di un medico verrà segnalata in Procura e sarò io a sporgere denuncia”. Non usa giri di parole Enrico Tittoni, presidente dell’Ordine dei medici di Rieti, per esprimere la sua contrarietà al fatto che le vaccinazioni possano essere eseguite da altra figura professionale – il farmacista, nella fattispecie – che non sia un medico nel momento in cui si aprirà la campagna vaccinale nelle farmacie di tutta Italia. Cosa che, consegna delle dosi necessarie permettendo, dovrebbe avvenire a maggio. Starebbe infatti per essere ufficializzato l’accordo in Regione Lazio che darà il via alle vaccinazioni nelle 39 farmacie del Reatino aderenti alla campagna -rispetto alle 62 complessive associate a Federfarma (cui si aggiungono quelle comunali; circa mille in tutto il Lazio quelle che hanno aderito) -, partenza che segue i corsi di formazione che stanno abilitando i farmacisti a somministrare i vaccini.

Ma qui casca l’asino. “Il problema non è il vaccino in sé – sottolinea Tittoni -, ma tutto quello che c’è prima e dopo la somministrazione vera e propria. Si tratta di un atto medico, con tutto ciò che ne consegue, che non può ridursi al fatto di fare la puntura. C’è la fase dell’anamnesi (la raccolta e l’analisi dei disturbi denunciati dal paziente o dai suoi familiari, ndr), la scelta del vaccino e tutto quanto necessario per arrivare alla somministrazione che, ripeto, è un atto medico e come tale può essere eseguito solo da un medico con il suo bagaglio di preparazione alle spalle. Ripeto – conclude il presidente dell’Ordine -, qualora dovessi venire a sapere di un solo vaccino inoculato da chi non è un medico mi recherò immediatamente in Procura”.

 

Inizialmente, come noto, la campagna vaccinale nelle farmacie, che dovrebbe imprimere l’auspicata accelerazione del processo verso l’immunità di gregge, sarebbe dovuta partire ad aprile, il 20 per la precisione, poi slittata per consentire la formazione del personale e il reperimento delle dosi necessarie a soddisfare l’ampia richiesta delle farmacie aderenti. Alle quali è data facoltà di decidere, in via del tutto autonoma, se procedere con la somministrazione ad opera del farmacista oppure avvalersi di un infermiere o di un medico. A breve se ne dovrebbe sapere di più sia sulla data di inizio della campagna che sul numero di dosi – si parla del vaccino Johnson&Johnson - a disposizione di ciascun esercizio, che secondo il presidente di Federfarma Rieti, Pierluigi Cortellini, dovrebbe oscillare tra le 30 e le 50 a settimana.