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Rieti, spaccio nel parco di Gavignano. Don Domenico: "Siamo scossi, ma bisogna aiutare i ragazzi"

Elisa Sartarelli
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La comunità di Gavignano (frazione di Forano) è ancora scossa dopo l’operazione contro lo spaccio di hashish e marijuana effettuata dai carabinieri. Sono coinvolti molti giovani e tre degli indagati erano minorenni all’epoca dei fatti. Don Domenico Lamastra, vicario parrocchiale dell’Unità pastorale Gavignano Forano, afferma che non c'è una ricetta precisa per risolvere il problema. Bisognerebbe cercare di stare vicino ai giovani e seguirli, aiutando anche le famiglie a seguire i figli. 

“Come pastore di anime, sono molto dispiaciuto - dice don Domenico -. Credo che questa sia una vicenda che ha toccato profondamente la comunità. L’importante è non dare giudizi affrettati. Sono dei ragazzi che vanno aiutati. I giovani andrebbero sempre ascoltati. Le famiglie dovrebbero essere un punto di riferimento che spesso manca al giorno d’oggi, ma forse anche le famiglie avrebbero bisogno di un aiuto. Mi sento molto dispiaciuto per il disagio in cui i ragazzi si vengono a trovare e per la situazione che credo non dipenda solo da loro ma un po’ anche dalla cultura che c’è, dall’ambiente in cui si trovano, che magari è difficile. A parlare siamo tutti bravi ma ci sarebbe da comprendere una situazione difficile, perché la droga è sempre una brutta cosa. Credo che questi giovani siano anche un po’ vittime e si ritrovino coinvolti. Sono vittime della droga e di qualcuno che comunque li sfrutta. Sono delle vittime inconsapevoli oppure consapevoli e questo comunque dispiace. Sembra che i ragazzi non abbiamo tanti sbocchi e forse è anche un po’ colpa della società. Tanti ragazzi si sentono persi e c’è chi approfitta di questo. Purtroppo è facile cadere nel tranello della droga. Non voglio colpevolizzare nessuno. Mi sento vicino a questi ragazzi, alle famiglie e alla comunità”.

 

Resta da chiedersi che cosa si potrebbe fare in una situazione del genere.  "Non c'è una ricetta. - dice il vicario parrocchiale -, sicuramente stare vicino ai giovani e ascoltarli. La droga è sempre una brutta bestia. Non ci sono parole per esprimere quello che ha colpito la comunità, che comunque è rimasta molto dispiaciuta. In ambienti più grandi credo che le cose siano ancora più difficili. Quello che sorprende è che una comunità piccola sia stata toccata così da questo episodio”.