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Rieti, scuola. Presidi e docenti: "Non sarà facile garantire le lezioni in presenza"

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Paola Corradini
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Rieti, la riapertura delle scuole il 26 aprile preoccupa e non poco. A Rieti e provincia saranno quasi 22 mila studenti che rientreranno in classe tra dubbi e paure. I primi a chiedere di rivedere la ripresa al 100 per cento delle attività scolastiche i sindacati che ieri hanno incontrato il ministro dell'Istruzione. A preoccupare gli studenti delle superiori, i più colpiti. “Aspettiamo ulteriori indicazioni che arriveranno dopo l'incontro tenutosi tra i sindacati della scuola e il ministero dell'Istruzione con l'aggiornamento del protocollo di sicurezza e il reclutamento dei docenti - spiega Stefania Santarelli, dirigente scolastico dell'Istituto Luigi di Savoia, del Liceo scientifico Carlo Jucci e del liceo Classico Varrone - per poi organizzarci in vista del 26 aprile. Per quanto riguarda gli istituti che guido non avremmo problemi di spazio anche grazie ai moduli che ci ha messo a disposizione la Provincia. Quello che preoccupa sono i trasporti e l'organizzazione di eventuali scaglionamenti, gli assembramenti e l'esecuzione di test salivali agli studenti”.

 

 

Le aule ci sono, come spiega la consigliera provinciale con delega all’edilizia scolastica Claudia Chiarinelli. “Come Provincia, quindi scuole superiori, non abbiamo problemi di spazi – spiega - per garantire il rientro a scuola; ad agosto abbiamo eseguito i lavori di edilizia leggera per dividere le aule. A ciò si aggiungono i moduli che ospitano 600 studenti a Rieti e cento a Fara in Sabina. Il discorso di sicurezza è competenza dei dirigenti scolastici che sapranno organizzarsi”. Il presidente della Consulta provinciale studentesca, Alessandro Palomba, spiega che “la riapertura va interpretata come un segno di ripresa per il sistema scolastico e per il Paese. E' comprensibile lo scetticismo anche se per Rieti penso si possa stare tranquilli visti anche i moduli, sicuramente utili per la riapertura. Certamente si poteva ripartire in modo più graduale e un rientro a fasce sarebbe stato più opportuno”.

 

 

Roberta Begi, docente del Luigi di Savoia, ieri mattina si è recata, per la settima volta, al drive in per sottoporsi a tampone. “Il mio giudizio non è favorevole alla riapertura – dice – al di là della mia situazione personale. Io, come tanti colleghi, ho sei classi, entro ed esco dalle quarantene. Ci sono professori che hanno 9 classi o addirittura 18. Riaprire per due settimane considerando che a molti docenti verrà somministrata la seconda dose di AstraZeneca tra l'11 maggio e la fine di giugno non lo ritengo opportuno. Al momento nel nostro istituto ci sono cinque studenti positivi, anche se in DAD, e una studentessa si è ammalata per la seconda volta. A ciò si aggiunga che ci sono già supplenti che hanno preso il posto dei professori in quarantena. Mi chiedo: chi farà lezione dal 26 aprile?”.