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Fara in Sabina zona rossa, il Comune chiede aiuto alla regione per aiutare le imprese

Paolo Giomi
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Il Comune di Fara Sabina ha convocato i commercianti alle 18 e 15 di questo pomeriggio, per fare il punto sulla situazione alla vigilia dell’uscita dalla zona rossa (prevista per venerdì), ma soprattutto per aggiornare le attività economiche sullo stato di avanzamento della richiesta presentata alla Regione di un fondo aggiuntivo ad hoc da destinare alle attività e agli esercizi commerciali chiusi da quasi 14 giorni nell’unica zona rossa del Lazio. Richiesta in merito alla quale non si hanno ancora notizie.

 


E chissà se il sindaco di Fara Sabina, Roberta Cuneo, e l’assessore alle Attività produttive, Fabio Bertini, non potranno dare ragguagli in diretta proprio all’incontro di questo pomeriggio, convocato via Meeting a causa delle restrizioni anti-Covid; un incontro che si preannuncia più che mai partecipato, vista la grande sofferenza (e insofferenza) che si vive sul territorio dopo l’ulteriore stretta che nel secondo Comune della provincia ha costretto molte attività commerciali a due settimane di chiusura aggiuntiva, dando vita a non poche polemiche, ma anche ad iniziative di solidarietà nei confronti delle attività con le serrande abbassate. L’incontro di oggi, oltre a fare il punto sulla richiesta di fondi ad hoc da destinare ai commercianti farensi, ribadirà anche la vicinanza dell’amministrazione comunale alle attività del territorio; una vicinanza che, da quanto si è potuto apprendere, potrebbe trasformarsi anche in una protesta formale nel caso in cui l’ente sovra-comunale non dia risposte positive alla richiesta di fondi extra.

 

A causa della zona rossa a Fara Sabina sono chiusi dal 2 aprile scorso parrucchieri, estetisti/e, centri benessere, negozi di abbigliamento e calzature e tutte quelle attività che, fatta eccezione per generi alimentari, tabaccai e fiorai, non hanno potuto riaprire né prima di Pasqua né ieri, con il ritorno del Lazio in zona arancione. Per quanto riguarda bar e ristoranti invece, se possibile, la situazione è addirittura peggiore, dal momento che ormai da più di un mese le attività ristorative del territorio sono aperte per il solo asporto o domicilio, e fino alle 18 (bar) e alle 22 (ristoranti). Chiusure che rischiano di mettere in serio pericolo la tenuta economica del commercio farense, sia nelle frazioni che a Passo Corese, cuore pulsante dell’economia comunale, dove più alte sono le voci di protesta contro la chiusura generale.