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Rieti, uccise il compagno dandogli fuoco. Il processo per Braulina Cozzula inizia il 21 maggio

Paola Corradini
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Si farà il processo contro Braulina Cozzula. La prima udienza si terrà il 21 maggio presso la terza sezione penale della corte d'assise di Roma nell'aula bunker. La decisione è arrivata dal Gup che ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero di rinvio a giudizio della donna per omicidio volontario premeditato e pluriaggravato cui si è aggiunto il tentato omicidio del figlio maggiore. La vicenda risale al 25 novembre 2019, per uno scherzo del destino Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, quando Valerio Amodio, il compagno di Braulina Cozzula, morì bruciato nell'incendio scoppiato nel salone dell'abitazione al terzo piano del palazzo in via Dionigi nel quartiere di Campomoro dopo che la donna gli aveva gettato addosso della benzina. Per Amodio non ci fu nulla da fare mentre la donna e i due figli minorenni riuscirono a mettersi in salvo.

 

Molti ancora i punti oscuri di una storia tragica che si basa però solo sul racconto di Braulina e dei figli, ascoltati dai giudici e da una psicologa. Durante l'incidente probatorio tenutosi due mesi fa il perito della difesa, professor Gabriele Mandarelli aveva illustrato la perizia psichiatrica eseguita sulla Cozzula, rifacendosi all'articolo 88 del Codice Penale: “Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità d'intendere o di volere”, ribadendo che l'imputata avrebbe agito in uno stato di parziale infermità mentale con una temporanea incapacità di intendere e volere dovuta oltre che allo stato psicologico anche ad un tasso alcolemico oltre la soglia consentita.

 

 

In aula si ripercorrerà l'intera storia iniziata la sera del 25 novembre quando, dopo l'ennesima lite Braulina sarebbe uscita dall'appartamento di via Dionigi 8 con il figlio più piccolo Marco, che allora aveva 7 anni e, rientrata, avrebbe gettato addosso a Valerio Amadio, mentre l’uomo era seduto sul divano, della benzina. Pochi secondi e le fiamme hanno avvolto l'appartamento mentre Braulina cercava di portare in salvo il figlio maggiore Simone. La donna è stata comunque investita dalle fiamme tanto da rimanere gravemente ustionata. Trasportata al Sant'Eugenio di Roma è stata assistita dai sanitari e ancora oggi viene sottoposta a trapianti di pelle a seguito delle ustioni riportate. Dopo essere rimasta in stato d'arresto presso l'ospedale è stata trasferita nel carcere di Rebibbia. L'avvocato della donna, Tiziano Principi si dice fiducioso “anche perché non sussiste prova certa della colpevolezza della mia assistita che al momento del fatto era in un grado elevato di vizio di mente”. La difesa punterà anche sulla relazione del medico legale Luigi Cipolloni che parla di morte per combustione. Ciò indica che Valerio Amadio, al momento del divampare delle fiamme era ancora vivo. Il processo chiarirà ogni aspetto della vicenda.