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Rieti, uccise il marito dandogli fuoco. Braulina Cuzzola rinviata a giudizio anche per il tentato omicidio del figlio

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Rieti,è stata rinviata a giudizio Braulina Cuzzola la donna di 43 anni accusata di omicidio volontario premeditato e pluriaggravato per aver ucciso secondo la ricostruzione fatta dalla Procura di Rieti il compagno dandogli fuoco dopo averlo cosparso di benzina all’interno dell’appartamento di via Dionigi nel quartiere di Campomoro. La decisione è stata presa dal Giudice per le indagini preliminari Porro accogliendo la richiesta del pubblico ministero Giovannetti.

Alla donna viene contestato anche il reato di tentato omicidio del proprio figlio. Il processo verrà celebrato dalla Terza sessione della corte di Assise di Roma. Quella di Braulina Cuzzola è stata una vicenda che impressionò molto proprio per la dinamica dell’omicidio culminato al termine di rapporti difficili all’interno del nucleo familiare e in particolare il proprio compagno. In particolare la sera del novembre del 2019 la donna al termine dell’ennesima lite con il compagno, uscì di casa con il figlio minore per tornarvi poco dopo con una tanica di benzina    che rovescio addosso al marito dandogli successivamente fuoco. L’uomo morì carbonizzato mentre Braulina Cuzzola riportò delle ustioni alle mani.  Le fiamme l'avevano comunque investita tanto che la donna era rimasta gravemente ustionata e ricoverata al Sant'Eugenio, in stato di arresto per poi essere trasferita nel carcere di Rebibbia. Ancora oggi viene sottoposta a trapianti di pelle a seguito delle scottature riportate. La donna nei mesi successivi è stata sottoposta a perizia psichiatrica e attualmente si trova rinchiusa nel carcere di Rebibbia a Roma.

 

Precedentemente c'era stato Si è tenuto l'incidente probatorio che ha visto relazionare il professor Gabriele Mandarelli nominato come perito per eseguire la perizia psichiatrica. Il professor Mandarelli, durante la sua relazione, ha chiaramente parlato di vizio parziale di mente secondo l'articolo 89 che recita come “Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in un tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità d'intendere o di volere”. “Dai dati raccolti e a seguito dei colloqui con Braulina Cozzula – spiegò l'avvocato Principi – il professor Mandarelli ha escluso la premeditazione di quanto accaduto”.