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Rieti, in città ricostruzione lenta: accolta una domanda su 4

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Monica Puliti
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Il terremoto che quasi 5 anni fa ha scosso il Centro Italia non ha lasciato solo macerie ma anche edifici lesionati, più o meno gravemente, molti dei quali inagibili. In città ce ne sono 390, 320 dei quali presentano danni lievi, mentre per i restanti 70 immobili i danni sono stati classificati come gravi. Ebbene, ai problemi provocati dal sisma si sono aggiunti, come noto, i tempi elefantiaci dettati dalla burocrazia nei cui ingranaggi sono rimaste e restano tuttora bloccate le procedure per la riparazione dei danni e la ricostruzione post terremoto. 

 

 

A fornire qualche dato è l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Antonio Emili: “Fino ad oggi sono 220 le domande per la ricostruzione presentate dai proprietari degli immobili lesionati, 25 delle quali per lesioni gravi, di cui 7 sono state rifiutate, e le restanti per danni lievi; complessivamente, i decreti emessi (vale a dire le richieste accolte, ndr) sono 53 in fase attuativa o di lavori in corso”. Il che vuol dire che è stata accolta una domanda su quattro e che i tempi sono davvero troppo lunghi per un così modesto risultato. “Nell’ultimo anno – dice Emili – c’è stato un incremento delle richieste, dovuto alle agevolazioni previste dall’ordinanza 100 (sulla semplificazione e accelerazione della ricostruzione privata) e dai provvedimenti successivi a firma del commissario straordinario al sisma, Filippo Legnini. Ma il lavoro da fare in tal senso è ancora importante perché sono necessari un maggiore snellimento delle procedure finalizzato ad accelerare i tempi di intervento”.

 

 

Per quanto riguarda la ricostruzione delle opere pubbliche la situazione, se possibile, è ancora peggiore: restando a Rieti, senza guardare perciò a territori come Amatrice e Accumoli, a cinque anni dal terremoto, per tutte le scuole – almeno quelle di competenza del Comune - per le quali sono stati concessi finanziamenti, si è ancora nella fase della progettazione degli interventi. “Il sistema resta impantanato al momento dell’affidamento degli incarichi di progettazione e dell’appalto dei lavori – aggiunge l’assessore – E’ qui che bisogna intervenire semplificando le procedure”. La situazione, naturalmente, peggiora laddove il sisma del 2016 ha raso al suolo interi paesi, dove i ritardi della ricostruzione provocano danni irreversibili come quello dello spopolamento: ad Amatrice, per fare un esempio, al netto dei morti provocati dalle macerie, il 15% della popolazione – 1.300 persone circa tra comune capoluogo e frazioni – è andata via (a Rieti e L’Aquila soprattutto) per motivi di lavoro e per carenza di servizi.