Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Rieti, nuovi poveri. Seicento famiglie chiedono aiuto alla Caritas

Esplora:

Monica Puliti
  • a
  • a
  • a

Rieti, sono 600 i nuclei familiari che si rivolgono regolarmente alla Caritas. Un numero impressionante, lievitato dopo Natale, dentro il quale ci sono bisogni provenienti da categorie insospettabili, i nuovi “poveri”. “Con la seconda ondata pandemica – conferma il direttore don Fabrizio Borrellohanno bussato alla nostra porta nuclei familiari che si sono ritrovati, a seguito delle chiusure forzate delle attività, senza più mezzi per pagare le bollette o l’affitto di casa, parlo di commercianti e titolari di esercizi, soprattutto di piccole dimensioni e a gestione familiare. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di reatini, perché gli stranieri, almeno in città, sono pochi e inseriti all’interno di cooperative che provvedono ai loro bisogni”. E questo a differenza di quanto avveniva prima che il Coronavirus cambiasse le nostre vite. “C’è un prima e un dopo – aggiunge don Fabrizio -, con il prima che era fatto di poveri diventati ancora più poveri a causa della crisi economica e poi della pandemia, e un dopo di nuovi bisognosi che chiedono soprattutto un sostegno economico per pagare i conti di casa”. Bisogni, come detto, facenti capo a categorie insospettabili. “C’è un senso di sconforto profondo e la sensazione che la vita sia finita, l’incapacità, cioè, di guardare oltre l’ostacolo. La verità è che nessuno di noi si aspettava che dopo la prima ondata ce ne sarebbero state altre”.

 

I disagi, naturalmente, riguardano anche la provincia dove coinvolgono soprattutto famiglie numerose, mentre in città, secondo l’osservatorio fornito dal direttore della Caritas, il problema riguarda nuclei di tre, massimo quattro persone, che ora per andare avanti chiedono l’aiuto del papà o del nonno che percepisce la pensione. “Oltre a intervenire con il nostro emporio in piazza Oberdan, a cui si rivolgono persone con determinati requisiti e che noi conosciamo bene, ci ritroviamo a misurarci con una serie di nuovi bisogni, ad esempio il sostegno all’università dei ragazzi e poi, come detto, al pagamento di bollette e affitti, a cui provvediamo grazie anche ai fondi della Caritas nazionale. Devo dire – sottolinea don Fabrizio –che in questo particolare momento di difficoltà tante persone hanno dimostrato un grande cuore aiutando, anche attraverso di noi, chi ha più bisogno”.

 

Il dopo Natale, dicevamo, è stato il momento più duro. “In molti non hanno retto alle chiusure prolungate, per questo spero davvero che si torni presto a una vita quanto più normale possibile e che le attività rialzino le saracinesche. Molte di queste davano lavoro a tante persone tutti soldi venuti a mancare”.