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Rieti, ristoratori stremati: "Fateci riaprire". Scontro sulle chiusure di Pasqua

Monica Puliti
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Il Lazio torna arancione da domani, martedì 20 marzo, ma nessun rallentamento delle restrizioni per bar e ristoranti, che resteranno chiusi come previsto dalle misure per le zone arancioni e rosse: consentiti solo l’asporto e la consegna a domicilio. “Di fatto non cambia nulla e noi andiamo avanti in un clima di totale incertezza, sconforto e senso di abbandono – dice Elia Grillotti, presidente di Federcuochi e Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi di Rieti – tanto che molti colleghi hanno già detto che non organizzeranno il servizio di asporto a Pasqua. C’è un malcontento generale e addirittura chi, disobbedendo, vorrebbe aprire nonostante il divieto. Le consegne a domicilio hanno un costo, in termini di personale e di mezzi per il trasporto, che si giustifica e si sostiene a fronte di un certo numero di consegne, diversamente non ha senso organizzare il servizio”.

 

 

Un clima di incertezza dato dall’impossibilità di programmare il proprio lavoro a fronte di continui cambi di colore, anche se quello di lunedì lascerà praticamente le cose come stanno, almeno per ristoranti, bar e pizzerie. E un senso di abbandono per via dei ristori, giudicati da tutti assolutamente insufficienti. “Ci sono attività che pagano migliaia di euro solo di affitto e si vedono ristorare cifre assolutamente irrisorie, con cui forse pagheranno il packaging (imballaggio, ndr) per gli alimenti – aggiunge Grillotti – E poi si continua con il terrorismo mediatico che spaventa la gente rinchiudendola in casa a cucinare: quand’è così, per chi dovremmo fare l’asporto?”. “Da lunedì farò né più né meno quello che ho fatto finora, consegne a domicilio all’ora di pranzo e poi di sera, fino alle 22, mentre il pomeriggio resterò chiuso: non converrebbe restare aperti neppure la mattina, ma garantiamo il servizio per i clienti e le persone di passaggio”, dice Andrea Cavoli del bar-tavola calda-wine bar Grillo Verde deluso dall’ultimo Dpcm.

 

 

Intanto Confartigianato Imprese Rieti prende le distanze da quel “gruppo” di ristoratori che intendono protestare aprendo gli esercizi contravvenendo alle restrizioni imposte fino a dopo Pasqua. “La vera protesta – afferma il presidente Sandro Del Grande – non è aprire ma è chiudere, andare all’Agenzia delle Entrate a chiudere la partita Iva, così il Paese lo regge quello che paga le tasse, il dipendente pubblico. Aprire è mendicare, chiudere è protestare, ma mi rendo conto che pochi, quasi nessuno, sarebbe disposto a perdere tutto per ottenere rispetto. Le battaglie si fanno per cambiare le regole del gioco, non per giocare fuori dalle regole”.