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Rieti Covid, le imprese: "Ristori insufficienti rispetto alle perdite"

Monica Puliti
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“Una miseria rispetto alle perdite subite”. Questo sono per il presidente di Federalberghi Rieti, Michele Casadei, gli aiuti che le imprese riceveranno grazie al decreto Sostegno appena approvato dal Governo Draghi, che stanzia 11 miliardi a fondo perduto per aziende e professionisti, per un valore medio, è stato calcolato, di 3.700 euro per ciascuna impresa. “Rispetto a quelli precedentemente ricevuti – dice -, questa volta non si sono tenuti in considerazione i codici Ateco, allargandoli ad altre attività finora escluse, non lasciandone fuori alcuna. Se attraverso gli aiuti concessi fino ad oggi erano state soddisfatte un milione e 800 mila attività, ora quelle coinvolte sono 3 milioni, con la conseguenza che la coperta si è accorciata. Questi ristori – aggiunge Casadei – riguardano solo il 2020 e si aggiungono agli altri ricevuti; ora ci sarà un ulteriore scostamento di bilancio per quelli del 2021”.

Non meno critico è il presidente di Confcommercio Rieti, Leonardo Tosti, secondo cui “le misure ricevute non sono quelle che aspettavamo”. Notando come, mentre l’80% delle categorie produttive sta lavorando – industria, artigianato, edilizia -, c’è un restante 20% particolarmente penalizzato, rappresentato dai negozi di abbigliamento, calzature e poi i settori delle cerimonie, dello sport, del turismo, della cultura. “Capisco che i soldi sono pochi – dice Tosti – ma si potevano sostenere le imprese nelle spese di gestione, ad esempio decurtando dagli importi delle bollette i costi del trasporto, oppure prevedendo agevolazioni sull’iva o il credito d’imposta sugli affitti in tutte le zone, sia arancioni che rosse. Inoltre, non è stato previsto alcun aiuto sui magazzini, traboccanti per via del calo di vendite. Tremilasettecento euro ad azienda sono meno di niente”.

 

Anche la direttrice della Cna Rieti, Enza Bufacchi, bolla come “assolutamente insufficienti” le misure contenute nel decreto Sostegno, nonostante l’accoglimento da parte del Governo delle proposte avanzate dalla stessa Confederazione nazionale artigiani, prima tra tutte l’abolizione dei codici Ateco. “Gli importi erogati non solo non indennizzeranno il mancato guadagno – sostiene Bufacchi -, cioè l’utile che, al netto delle tasse, costituisce il reddito di chi fa impresa, ma molto spesso non serviranno nemmeno a coprire i costi fissi sostenuti dalle aziende”. La Cna chiede perciò un nuovo scostamento di bilancio attraverso cui mettere a disposizione ulteriori risorse e che siano ristorate, con un meccanismo a scalare, tutte le imprese che hanno avuto una perdita di fatturato anche minore del 30%, soglia attualmente prevista per avere diritto ai sostegni.