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Rieti, mille posti di lavoro persi in due anni nell'edilizia

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“La digitalizzazione e la sostenibilità ambientale degli edifici rappresentano gli elementi fondamentali di rilancio del settore. Le aziende, tra mille difficoltà, si stanno muovendo in questo senso, ma questo sforzo va sostenuto e incentivato. Il bonus 110%, seppur importante, non è sufficiente: oltre a ciò, infatti, il settore ha urgente bisogno di un forte taglio alla macchina burocratica, semplificando e snellendo le procedure per accelerare l’iter realizzativo di qualsiasi intervento”. Così il presidente di Federlazio Rieti, Alberto Cavallari, commentando l’indagine sullo stato di salute dell’edilizia che si presenta ancora estremamente instabile ma che poggia invece su due dati positivi legati al “peso” delle imprese edili che nel territorio rappresentano oggi il 16% dell’intero universo imprenditoriale e il 9% dell’occupazione totale nella provincia di Rieti.

Dati significativi soprattutto se confrontati con quelli del Lazio che alle stesse voci fanno registrare rispettivamente il 15% e il 5,5%. Un’indagine, come detto, da cui emerge una situazione complessiva ancora in difficoltà, seppure con alcuni distinguo: nel Reatino, tra il 2012 e il 2019, le aziende attive si sono ridotte di oltre 244 unità e i posti di lavoro persi sono stati quasi 1.700 (-10%), mille solo restringendo l’obiettivo tra il 2018 e il 2019. Diverso il discorso per il comparto delle compravendite immobiliari: nel 2019 nella provincia di Rieti sono state oltre 1.471 contro le 1.484 del 2012, con una contrazione di appena lo 0,9%; tra il 2018 e il 2019, però, c’è stato un incremento del 9% con le compravendite passate, rispettivamente, da 1.350 a 1.471. Guardando più nel dettaglio ai diversi segmenti, si conferma il ruolo trainante delle attività di valorizzazione e riqualificazione del patrimonio immobiliare privato (il saldo di opinioni degli imprenditori intervistati è pari a +23%) e sembrano in ripresa anche gli interventi di recupero urbano (+3,7%). Nonostante questi timidi segnali, le aziende sottolineano che la situazione occupazione continua a presentare criticità che tendono ad accentuarsi (saldo di opinioni -10%).

L’impatto della pandemia, rileva l’indagine di Federlazio, ha acuito la distanza tra imprese che riescono a mantenersi sul mercato grazie alla loro solidità e alla capacità di rispondere alla complessità dei cambiamenti in corso e le altre, meno strutturate e meno dinamiche, che si trovano in equilibrio estremamente precario. Le difficoltà incontrate dalle aziende sono testimoniate anche dal 66% di esse che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni. Quanto alla possibilità di uscita dalla crisi, le opinioni sono polarizzate tra chi esprime una certa fiducia di ripresa (38%) e chi, invece, prevede crescenti difficoltà (57%) o teme di dover chiudere bottega (5%). Guardando ai singoli comparti produttivi, emergono aspettative di crescita per le attività di ristrutturazione (+32,4%), per gli interventi di recupero urbano (+7,7%); si accentuano invece i segnali di crisi profonda per quel che riguarda l’edilizia ricettivo-alberghiera (-48,5%) e quella commerciale (-33,6%).