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Rieti, Simeoni ricorda l'amico Franco Marini

Luca Feliziani
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“Amava Rieti, ma non aveva mai tagliato le sue radici abruzzesi”. Franco Simeoni racconta Franco Marini. L’ex numero uno della Cisl provinciale prima e regionale poi, oggi in pensione, ricorda l’ex segretario nazionale della Cisl, amico di tanta battaglie e costante punto di riferimento nella sua vita di sindacalista scomparso nella notte tra lunedì e martedì in una clinica romana dove era stato ricoverato da qualche giorno fa per la riabilitazione post Covid. “Ho conosciuto Franco Marini quando arrivò a Rieti dall’Abruzzo. I nostri genitori lavoravano entrambi alla Snia Viscosa e abitavamo entrambi a Madonna del Cuore nelle case della Snia”.

Ma come era Marini? Che carattere aveva?
“Era una persona seria, con una innata capacità di mediazione. Era un tipo tosto e deciso, arrivava sempre ad avere il consenso del suo interlocutore che spesso veniva preso per stanchezza. Appariva come un duro e non è un caso che negli anni è stato spesso chiamato l’orso marsicano”.

Quanto ha influito sulla vita politica di Rieti?
“Tanto e nulla. Mi spiego meglio. Lui non ha mai deciso nome e candidati per incarichi politici locali. Se chiamato in causa dava consigli, ma mai direttive. Lasciava ampia libertà a tutti. Per quanto riguarda le vertenze sindacali invece ha fatto molto sia quando era ministro del Lavoro nel governo Andreotti sia quando è stato segretario nazionale della Cisl. Penso al suo ruolo che ha avuto nell’inserire Rieti nella Cassa per il Mezzoggiorno, o alle battaglie sul futuro della Snia Viscosa prima e Nuova Rayon dopo. Ricordo l’accordo di San Valentino del 1984 e quel cavillo inserito nell’accordo da Marini che salvò il sito reatino”

Cosa ricorda del Marini ragazzo?
“Frequentavamo entrambi la parrocchia di Madonna del Cuore anche se all’epoca la chiesina era sotto la parrocchia di Regina Pacis. Poi lui ha iniziato la sua carriera da sidacalista e dopo la scuola di Firenze fece il capo zona ad Avezzano e poi l’allora segretario nazionale Pastore lo volle con lui a Roma. E da lì è iniziata la sua ascesa da sindacalista prima e da politico dopo”.

Reatino d’adozione, abruzzese di nascita e temperamento. Una vita trascorsa nel capoluogo sabino insieme alla sua famiglia ma tenendo strette nel suo cuore le radici abruzzesi.
“Amava Rieti e la sua gente, ma non ha mai perso il contatto con la sua terra d’origine. Quell’intercalare, quella sua determinazione tipicamente abruzzese che hanno contraddistinto la sua azione politica, sono rimasti tratti indelebili di Marini che ha difeso e protetto sempre. Ma Rieti è stata la sua città. Il fine settimana tornava sempre e la sua passeggiata in centro era diventato un appuntamento fisso. Politicamente Marini ha influito più sulle decisioni abruzzesi che non su quelle reatine. Da noi è stato più consigliere che decisionista. Ma per il resto ha vissuto appieno la città. Ha sempre partecipato agli eventi cittadini, preso parte a dibattiti e convegni”.