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Rieti, allagamenti nella piana. Coldiretti pronta a chiedere i danni alla Erg

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Coldiretti Rieti è pronta a far partire una vertenza contro Erg SpA, che gestisce la diga del Turano, per gli allagamenti avvenuti nella Piana Reatina.  “Non è possibile privatizzare gli utili e pensare di poter socializzare le perdite - commenta il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo - è per questo che abbiamo chiesto un incontro urgente con i vertici della società Erg. Vogliamo andare fino in fondo e capire cosa sia successo e soprattutto di chi siano le responsabilità di quanto accaduto”. Erg, in qualità di gestore della Diga del Turano, nei giorni dell’emergenza dell’alluvione della Piana reatina ha fatto sapere che ha sempre operato nel massimo rispetto dei Disciplinari di Concessione, del foglio di condizioni di esercizio e manutenzione, e dei documenti di Protezione civile. Ma per Coldiretti è “forse arrivato il momento di valutare se sia il caso di apportare modifiche a tale convenzione e sull’allegato disciplinare, che necessitano inevitabilmente di aggiornamenti normativi, tali da poter garantire una maggiore sicurezza per i residenti e per le aziende del nostro territorio”. 

 


Intanto, così come confermato anche dal capo della Protezione civile della Regione Lazio, Carmelo Tulumello, il Governatore Nicola Zingaretti chiederà lo stato di calamità. “Registriamo danni ingenti - conclude il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo - che saranno quantificabili solo nei prossimi giorni, ma la situazione è drammatica per le aziende agricole e soprattutto per i nostri piccoli agricoltori. Non è accettabile che siano sempre loro a farne le spese, in una situazione già estremamente difficile a causa della pandemia”.
E l’alluvione di questi giorni ha riportato a galla anche il dibattito sulla sicurezza idraulica del territorio dove non ci sono solo le dighe ma 22 sbarramenti minori, che oltre alla produzione di energia elettrica, assolvono a una funzione di sicurezza, permettendo di gestire e controllare le variazioni della portata d’acqua; infrastrutture che per la città sono cardine di sicurezza. A ricordarlo è Nome Officina Politica


“Quello che abbiamo vissuto - fa sapere - è un rischio già corso nel 2010, quando ulteriori 14 ore di pioggia avrebbero portato alla tracimazione del lago dalla sommità della diga riversando l’enorme quantità di 180 mc al secondo di acqua”. Purtroppo l’ opportunità “politica” offerta dal disastro non fu colta e oggi “nulla è cambiato con il disciplinare di gestione oggi in vigore che è quello 40 anni fa, mentre i fenomeni atmosferici sono cambiati e anche l’invaso ha subito modifiche per via del deposito di detriti”. Nome punta poi il dito sui proventi incassati dalla Regione Lazio per la concessione delle dighe: “Mai si è parlato in quale misura tali introiti vengono investiti sul territorio. Se, come appare, la manutenzione di molte aste fluviali appare carente, viene da chiedersi come siano state spese tali risorse”.